SAN BENEDETTO DEL TRONTO – I numeri ritraggono un panorama angosciante, devastante. La crisi dell’economia picena è tutta lì: il totale delle ore di cassa integrazione guadagni straordinaria ammonta a un milione 106mila ore nel 2008, con un aumento del 371% rispetto al 2007. Molto più consistente rispetto all’aumento del 151% registrato nel resto delle Marche e al 24,6% su base nazionale. Questo significa una sola cosa: che nel Piceno il treno della crisi viaggia più spedito che altrove. (Vedi tabella pdf fra i documenti allegati)
Dai dati Inps, raccolti e presentati dal presidente del comitato di coordinamento del Distretto Agroindustriale Piceno, Francesco Vagnoni assieme all’assessore Settimio Capriotti, emergono anche cifre preoccupanti per i lavoratori in mobilità, ovvero coloro che si trovano nel gradino successivo rispetto alla cassa integrazione straordinaria, un passo più avanti verso il licenziamento e la perdita del posto di lavoro. Gli iscritti alle liste di mobilità sono lavoratori licenziati che hanno un sostegno al reddito la cui durata è proporzionale alla loro età anagrafica; per qualche anno ancora, nei casi più favorevoli, godranno di un reddito fra i 700 e gli 850 euro mensili pagati dall’Inps.
Fino al 31 dicembre 2008, a San Benedetto gli iscritti alle liste di mobilità sono 800. Appena 50 in meno ad Ascoli, 242 nel Comune di Monteprandone, 209 a Grottammare, 198 a Folignano, 150 a Castel di Lama, e poi varie decine “polverizzate” fra i tanti piccoli Comuni piceni. Lavoratori che, come nei casi delle aziende Bentel o Atr, lavorano magari nel vicino Abruzzo, territorio anch’esso coinvolto in una crisi epocale. Non è un caso che le due Regioni, Marche e Abruzzo, hanno sottoscritto un protocollo d’intesa che mira a far firmare un Accordo di Programma al Ministero dello Sviluppo Economico. Se firmato, sarebbe un maxi finanziamento statale alla ripresa industriale nei due territori confinanti.

Ma una ripresa dell’economia su base di finanziamenti e incentivi dall’alto, non rischierebbe di riprodurre il modello della Cassa del Mezzogiorno? Un’economia “drogata”, insomma, e vulnerabile nel momento in cui il finanziamento esaurisce la sua spinta?
«C’è una precisazione da fare», risponde Vagnoni, che con il Distretto Agroindustriale ha svolto una campagna d’ascolto con 34 imprese dell’agroalimentare, del manifatturiero e dell’energia, da cui risulta che con un finanziamento complessivo di 192 milioni di euro si creerebbero quasi 1900 nuovi posti di lavoro, di cui 1300 nell’indotto delle aziende finanziabili. «Sono finanziabili solo aziende locali, che hanno il “cervello” qui. Oppure aziende “straniere”, ma che devono portare il loro “cervello” qui. Se lo Stato le finanzia, non si rischia che poi se ne vadano, perché hanno qui sia il centro direzionale che la loro manodopera specializzata». In questo hanno un ruolo chiave gli enti locali, in particolare la Provincia con il suo settore Formazione Professionale. Il concetto è che se si crea manodopera specializzata, operai che hanno competenze non disponibili altrove, e se questa manodopera lavora sotto un “cervello” direzionale che sta qui nel Piceno, allora il sistema tiene.

«La ripresa passa per l’incentivo a un sistema produttivo di qualità», sostiene Vagnoni, che lancia una frecciata al presidente uscente di Assindustria Ascoli Adriano Federici: «Lamentiamo una scarsa presenza dell’associazione degli industriali alle iniziative del Distretto, sotto la sua presidenza. Visto che tutti lo danno come prossimo presidente della Camera di Commercio, ci auguriamo che nella sua nuova veste non ripeta questa scarsa presenza».

In concreto cosa ha ottenuto il comitato di indirizzo del Distretto in termini di finanziamenti all’innovazione di prodotto e di processo? Se dal Governo ancora si attende la firma dell’Accordo di Programma e l’arrivo di 30 milioni di euro di finanziamento dal cosiddetto “Decreto Abruzzo”, varato da Roma dopo il terremoto de L’Aquila, dalla Regione Marche stanno arrivando un milione e 250 mila euro di finanziamento a fondo perduto per tre cordate di imprese picene.

Sono tre i progetti di innovazione accettati e subito finanziabili, a fondo perduto, con 400 mila euro ciascuno. Si tratta di un progetto per la “crioestrazione per la produzione di vini di qualità” (ad opera di un gruppo di imprese coordinate dall’università di Camerino e capitanate dalla Sapio Produzione Idrogeno Ossigeno), di un progetto per la realizzazione di casse isolanti a minor consumo energetico nei magazzini frigoriferi e nelle celle di conservazione (imprese Frigotecnica Internazionale, Gem elettronica, Offidagas), di un progetto infine per valorizzare commercialmente i vini piceni sui mercati globali e in particolare est europei (partecipano le aziende vinicole Carassanese, De Angelis & C., Collevite).

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