SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Piombino, Livorno, Ravenna, Porto Marghera. Sarebbero questi i porti italiani dove, a quanto riferisce l’imprenditore ed ex assessore Nazzareno Torquati, sono state “terminate” le prime “casse di colmata” in Italia (un’altra sarebbe ad Ancona). Quattro città che hanno situazioni ambientali marine compromesse a causa delle attività industriali che si svolgono nei porti o nelle vicinanze: «Come si può realizzare qualcosa del genere a San Benedetto, che è invece una città che vive di pesca, turismo e commercio?» si chiede Torquati, a nome del costituito Comitato di Salute Pubblica che ha sollevato il velo sulla vicenda.
E che ora, dopo le analisi presentate dal laboratorio Bucciarelli di Ascoli, avvalora le sue critiche anche a seguito della lettera scritta dall’Arpam nella giornata odierna, 11 settembre, che pubblichiamo in allegato Pdf, sulla destra: «Soprattutto in un passaggio l’Arpam specifica che i nostri timori sono fondati, quando scrive: “In merito ai parametri microbiologici, si ritiene necessario precisare che la vigente normativa regionale non prevede limiti per tali parametri e la valutazione microbiologica e ecotossicologica viene eseguita solo nel caso che le sabbie vengano utilizzate per ripascimenti e non nel caso di refluimento in cassa di colmata“. Questo significa che qualsiasi rifiuto viene lì inserito, non viene esaminato se non da un punto di vista della composizione dei metalli pesanti quale il piombo».
Il decreto legislativo 152/06, che disciplina questa materia, prevede limiti di concentrazione molto alti per quanto riguarda piombo, mercurio e cadmio: 1.000 mg/kg per il piombo, 5 per il mercurio, 15 per il cadmio. I dati di Bucciarelli sono, rispettivamente, 9,84, 0,29, 0,82. Diversa, naturalmente, la concentrazione consentita in situazioni normali, quindi non per una “discarica marina”: il limite di tolleranza per il piombo è 0,2.
Timori che hanno convinto Torquati ed altri a dar vita al comitato che lunedì 14 settembre, alle ore 11,30, sulla banchina di riva del porto, avrà un incontro alla presenza del dottor Bruno Bucciarelli.
«L’Arpam (agenzia regionale di protezione ambientale) ha confermato alla Capitaneria di Porto che gli altissimi valori inquinanti dei fanghi scaricati al porto di San Benedetto sono compatibili con la vasca di colmata e pertanto sono ricominciati i lavori di scavo e deposito. In sostanza l’Arpam dichiara ufficialmente che la vasca di colmata è in realtà una discarica speciale accettata ed avvalorata dall’attuale amministrazione comunale senza prima aver sentito i pareri della cittadinanza».
Torquati poi pone questo interrogativo pressante: «Consentire la creazione di una discarica di questo altissimo potenziale inquinante non può essere lasciato alla decisione di pochi ma deve essere un argomento dibattuto da tutti perché non interessa solo noi contemporanei ma anche e soprattutto le future generazioni. Nella discarica si sono riversati anche tonnellate di cavi d’acciaio, reti, stracci, plastica, putrelle di ferro ed addirittura binari ferroviari. La città ha il diritto di sapere queste cose e di valutarne l’impatto per il futuro».
E ancora: «Quali sono le garanzie che i teloni stesi non subiscano nel tempo delle lacerazioni? Come verranno smaltiti il percolato ed i gas originati dai fanghi che sono così attivi? Come verrà gestito nel futuro il nuovo spazio creato quando tutti sanno che poggia su una discarica di fanghi inquinati? Come potremo mai gestire un discorso di qualità ambientale e di prodotti della pesca con una discarica dentro casa? Chi lo andrà a spiegare ai turisti? A questi fattori hanno pensato gli amministratori?».
«Inviteremo anche gli amministratori comunali e regionali che potranno anche esporre le loro opinioni. Quanti hanno a cuore il destino della nostra città sono invitati a partecipare».

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