Caro Sergio,
nessuno più di noi due (io e te) può sapere quanto sia reciproca e datata la nostra stima. Un motivo che mi permette di darti del tu anche pubblicamente. Innanzitutto ti ringrazio per le scuse che hai ritenuto giusto farmi dopo quanto accaduto ieri sera in sala stampa che, per il bene che ti voglio, ritengo giusto raccontarti in modo più dettagliato di quanto abbia potuto fare ieri sera per telefono. Che io ci sia rimasto malissimo è scontato anche perché non mi aspettavo che in sala stampa potessero accadere, seppur in tua assenza, certi fatti così incresciosi. Eccoli.
Dopo aver assistito alla prima sconfitta che sa di beffa (la prima), perché per la seconda volta eravamo in vantaggio a 5 minuti dalla fine, mi sono recato in sala stampa per le consuete interviste. Appena dentro ho notato che vi erano anche alcuni tifosi che usavano parole pesanti contro i giocatori rossoblu, mi sono un po’ meravigliato ma più che altro sorpreso; non per la loro presenza chiaramente ma per gli atteggiamenti non certamente idonei per l’ambiente in cui si trovavano. Ho comunque fatto finta di niente, anche perché non ritenevo fosse mio compito prendere provvedimenti. Iniziate le interviste con altrettanto stupore ho assistito a qualcosa di inverosimile: alle risposte dei calciatori gli stessi tifosi si intromettevano contestandoli verbalmente anche con epiteti pesanti (leggi merde e così via). Ho egualmente fatto finta di niente anche se il mio stupore cresceva esponenzialmente.
Ad un certo punto, dopo aver ascoltato Ogliari, apostrofato con brutte parole mentre veniva intervistato, ho avuto l’esigenza di fargli una domanda su quanto era successo nella ripresa, dopo un primo tempo nel quale, secondo me, era stata netta la differenza tra le due squadre. Prima che Ogliari rispondesse, uno dei tifosi mi ha contestato, dicendomi non in tono civile, che stavo dicendo una “cavolata”; ho soprasseduto un attimo poi, dopo l’insistenza del tifoso, gli ho fatto segno di smetterla e di lasciarmi lavorare. Non ottenendo alcun risultato, ma visto che al suo fianco c’era Pierluigi Tassotti (dirigente della Samb), ho chiesto a lui che dicesse al tifoso di lasciarmi lavorare, ottenendo semplicemente dei “lascia perdere” che mi hanno un po’ innervosito perché io non avevo nessun potere per prendere provvedimenti, lui sì. Anzi Tassotti sarebbe dovuto stare in sala stampa proprio per far rispettate l’ordine civile del dopo gara. Ottenuto il nulla, mentre mi stavo allontanando, è arrivato un addetto della società, il quale con fare semi-autoritario mi rimprovera così: “tu fai parte della carta stampata e non puoi stare lì perché lo spazio è riservato alle Tv“. Come se la nostra seguitissima webtv non esistesse anche se il problema non è chiaramente questo.
Il vero problema è che un dirigente non interviene di fronte ad una necessità impellente. Io lo ritengo più colpevole del tifoso del quale è possibile accettare sfoghi pesanti di rabbia ma non nel luogo sbagliato. Un atteggiamento, caro Sergio, che ti ha procurato, secondo me, una seconda sconfitta, stavolta fuori dal campo di gioco. La seconda beffa ai miei danni è quella invece che un addetto della società intima a me di spostarmi di tre metri, senza affatto intervenire sulla presenza non dovuta (oltre che non silenziosa) di persone che non dovevano starci proprio.
Mi fermo qui con la precisazione, caro Sergio, che io ho semplicemente esposto dei fatti in modo capillare affinché non si ripetano più. Ho sentito di dover raccontare il brutto episodio, sia perché sono ancora amareggiatissimo, sia perché ti voglio bene, sia perché io, con i veri amici, preferisco parlare (in questo caso scrivere) più che mormorare alle spalle, sia e non ultimo per il grande amore che mi lega da sempre alla mia Samb.

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