SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Dal punto di vista pratico ho la massima fiducia sul lavoro che sta svolgendo la nostra Capitaneria di Porto per la messa in sicurezza della cassa di colmata al molo nord. Dal punto di vista politico, chiedo che ogni città gestisca le sabbie inquinate per conto suo, senza che San Benedetto si trasformi in una discarica regionale. E aggiungo che se dobbiamo immettere sabbia inquinata e con una qualche tossicità nel nostro mare per realizzare il terzo braccio del porto, a quel punto io non ci sto e preferisco che l’opera non si realizzi»: Bruno Gabrielli, assessore provinciale al Turismo e consigliere comunale del Pdl commenta in questo modo i dati emersi a seguito della pubblicazione di Rivieraoggi.it dei dati chimici e microbiologici effettuati sulla sabbia trasportata, dal porto canale di Senigallia, alla “cassa di colmata” del porto sambenedettese.
«Sapevamo che quella sabbia non era normale: ho seguito la vicenda fin dai primi giorni, contattato dall’ex assessore Nazzareno Torquati e da altre persone del porto. Se infatti non ci fossero stati problemi, ci sarebbe stato l’ok da parte delle autorità per il suo utilizzo al ripascimento della spiaggia. Cosa che non è ovviamente avvenuta» continua Gabrielli, che aggiunge: «Sarebbe il caso che fossero disposti altre analisi per conoscere al meglio la situazione dei fanghi lì scaricati. Sono convinto che le autorità, dalla Regione alla Capitaneria all’Arpam, abbiano fatto rispettare tutti i regolamenti del caso. Ma non possiamo stivare a San Benedetto tutta l’immondizia della Regione: che ogni città, da San Benedetto a Senigallia a Fano, gestisca i suoi fanghi al proprio interno, come meglio crede».
Gabrielli fa sapere inoltre che in mattinata, con il diffondersi delle prime notizie da San Benedetto in merito alla cassa di colmata, l’assessore ai Lavori Pubblici di Fano, Maria Antonia Rita Cucuzza, ha telefonato a Gabrielli per conoscere eventuali complicazioni sorte in merito al trasporto di circa 10 mila metri cubi di sabbia dal porto di Fano alla “cassa di colmata” di San Benedetto.

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