SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Fanghi di Senigallia nella cassa di colmata a nord del porto, nuovo round. L’assessore Settimio Capriotti replica a chi accusa il Comune di scarsa attenzione nell’operazione di deposito delle sabbie dragate dal porto canale di Senigallia e trasferite in Riviera.

Secondo l’assessore alle Politiche del Mare non vi è stata nessuna sottovalutazione del possibile rischio di contaminazione dell’ambiente marino ed è deciso nel rassicurare i cittadini sambenedettesi: «Non intendo alimentare polemiche verso nessuno, ma mi preme ricordare che ho sempre rispettato l’ecologia del territorio. La gente deve sapere come stanno davvero le cose».

Capriotti ricorda quindi ai giornalisti di aver ricevuto il 18 novembre 2008 una lettera da parte dell’assessore Carrabs che comunicava la necessità di utilizzare la cassa di colmata di San Benedetto, per via di un’impossibilità del porto di Senigallia.

«Ma non è tutto», continua l’esponente della giunta Gaspari: «Lo scorso aprile Vincenzo Marzialetti, dirigente del settore Difesa della Costa, ha autorizzato il deposito dei sedimenti nel Piceno».

Un decreto arrivato successivamente ad accurati controlli (previsti tra l’altro dalle Linee Guida regionali), che, ribadisce Capriotti, avrebbero confermato «che i materiali da dragare rientrano nella classe di qualità B per cui è praticabile l’opzione di gestione “Refluimento all’interno di vasche di colmata o strutture di contenimento poste in ambito marino costiero”».

«E’ vero – conclude l’assessore – c’è presenza di materiali pesanti, ma rispettano tutti i parametri imposti. Tesi questa confermata anche dalle analisi effettuate dall’Arpam. La cassa possiederà inoltre ben quattro strati di protezione: un telo impermeabile al centro, uno sopra ed un altro sottostante. Senza dimenticare quello già esistente; oltre ai massi di contenimento che verranno innalzati all’esterno».

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