SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Cala la mannaia del Comune sui bar “furbetti” nei quali la Guardia di Finanza ha riscontrato irregolarità rispetto alle slot machine e agli apparecchi di gioco elettronico.

Sono undici i bar della città (più della metà in zona Porto d’Ascoli) che ora dovranno scontare un numero di giorni di chiusura obbligatoria definito in base al numero di apparecchi irregolari riscontrato. Venerdì sono state emanate le ordinanze comunali firmate dall’ingegner Germano Polidori, dirigente del servizio Sviluppo del Territorio. Questi atti fanno seguito a verbali delle Fiamme Gialle risalenti anche ad alcuni mesi fa e che ora producono queste conseguenze amministrative in base al nuovo regolamento approvato in estate dalla giunta Gaspari, che sancisce il rapporto fra numero di apparecchi irregolari riscontrati e numero di giorni di chiusura obbligatoria.

In base alla delibera di giunta numero 244 del 6 agosto 2009, infatti, ci sono cinque giorni di chiusura per i locali in cui si riscontrano da uno a tre apparecchi irregolari; 15 giorni di chiusura per i locali in cui se ne riscontrano da 4 a 10; trenta giorni di chiusura per quelli dove se ne riscontrano più di dieci. Il provvedimento è retroattivo fino a tutto il 2008.

Alcune settimane fa, alcuni lettori di rivieraoggi.it posero il giusto quesito della conoscenza dei nomi dei bar destinatari delle ordinanze di chiusura. Ebbene, anche stavolta non pubblicheremo i nomi dei locali pubblici in questione, anche se siamo a conoscenza della loro lista completa. Il motivo è presto detto: la divulgazione dei loro nomi potrebbe essere controproducente per l’applicazione immediata delle sanzioni.

I proprietari dei locali sanzionati in alcuni casi potrebbero ancora non essere a conoscenza del provvedimento amministrativo a loro carico. Ne hanno consapevolezza, infatti, solo quando nella loro cassetta postale troveranno un avviso che li invita a ritirare un atto che li riguarda presso il Comune, senza specificarne gli estremi. Perciò potrebbe accadere che i destinatari delle ordinanze, una volta conosciuto il fatto che dovranno chiudere per alcuni giorni, ritardino il ritiro degli atti in municipio, e con esso l’esecuzione della chiusura obbligatoria. Un ritardo minimo, almeno fino a quando l’ordinanza non sarà affissa all’Albo Pretorio. In quel momento l’atto sarà immediatamente esecutivo. Ma comunque un ritardo.

Per queste ragioni, dunque, la divulgazione dell’identità dei locali pubblici potrebbe appunto essere controproducente ai fini dell’applicazione immediata della legge.

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