GROTTAMMARE – Parole che evocano visioni; accolgono il lettore nella descrizione di uno scorcio di vita. La vita di chi osserva e racconta. Sono irruente e gentili allo stesso tempo le immagini di George Elliott Clarke, ma delineano perfettamente ciò per cui sono state evocate sulla carta.
Atmosfera densa di emozione al Teatro dell’Arancio di Grottammare, tra le mura del vecchio incasato, dove il professor Giulio Marra ha introdotto le tematiche principali della poesia di Clarke, risultato del suo impegno politico-sociale come “Revolutionary black poet” e delle ricerche, condotte nella sua terra natia, la Nuova Scozia, delle realtà sociali del multiculturalismo canadese. La verità, la natura nella sua irruenza selvaggia; la storia con le sue contraddizioni e le verità pretese dell’uomo, come nella poesia dedicata all’11 settembre; l’identità negata e ritrovata nel ritorno al sentimento e alla famiglia.

Una selezione di componimenti tra i più significativi, nella loro traduzione italiana, è stata interpretata dall’attore Andrea De Santis, con il commento musicale di Gionni Di Clemente e Bruno Censori. A conclusione la parola è passata a George Elliott Clarke, che ha letto per il pubblico le sue poesie “To the muse” e “Will”.

L’evento, introdoto dall’assessore Enrico Piergallini, è stato realizzato in collaborazione con il comune di Grottammare, in occasione del Corso di specializzazione universitaria “The new literatures. Authors and Texts”, che si svolge nei locali del Kursaal fino al 6 settembre. Un progetto dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, in collaborazione con il Master di traduzione di testi post coloniali dell’Università di Pisa.

Nel video George Elliott Clarke declama “Will”, “Testamento”.
Riprese e montaggio di Emily Forlini

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