GROTTAMMARE – Silvia Ballestra contro Silvio Berlusconi. O viceversa. La scrittrice grottammarese – finita nel mirino del Presidente del Consiglio che, denunciando in sede civile l’Unità, ha chiesto un risarcimento di due milioni di euro al quotidiano e di un altro milione (200 mila euro a testa) a quattro giornaliste e alla stessa Ballestra – ribatte nell’edizione odierna alle accuse di Berlusconi.
Con un articolo intitolato “Se il padrone chiede 200 mila euro”, la Ballestra adotta il suo solito stile ironico ma aggressivo: «(l’Unità è) uno dei pochi giornali che Silvio Berlusconi non può comprare, né controllare, e che per questo tenta di uccidere. Duecentomila euro, cifra spaventosa. Undici anni di lavoro di un italiano medio, e per me pure di più. Un paio di settimane di Ronaldinho. Cento notti di lavoro (duro lavoro, aggiungo) di Patrizia D’Addario (secondo quanto da lei dichiarato e pagati dall’imprenditore Tarantini, questo lo aggiungo per gli avvocati)».
Silvia Ballestra è stata chiamata in causa da Silvio Berlusconi per un articolo pubblicato nella prima pagina de l’Unità lo scorso 13 luglio, dal titolo “La Chiesa e i regali di Papi”, dove tra l’altro si scriveva: «In soldoni e detto in parole povere, mentre qualche signorina si può comprare con duemila euro e qualche collanina, per le alte gerarchie vaticane ci vuole di più: una legge fatta sulla pelle degli altri. La cosa è terribile a dirsi (e pure a pensarsi), eppure è così. Dimostrare all’elettorato cattolico che il premier non sarà magari uno stinco di santo, ma che quando si tratta di fare concessioni al Vaticano non è secondo a nessuno».

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 2.041 volte, 1 oggi)