GROTTAMMARE – Tchaikowsky una volta scrisse: “solo la musica illumina, rasserena e consola. E’ un’amica fidata che protegge e conforta e solo grazie ad essa vale la pena di vivere in questo mondo. Forse in cielo la musica non ci sarà. Perciò restiamo su questa terra finché la vita ce lo consente”.

Restare allora per assistere ad un concerto come quello di mercoledì, sicuramente, regala uno spettacolo dai suoni maestosi, dall’effetto straordinario, dalle emozioni forti. Mikhail Pelukhov, rappresentante importante del pianismo russo, si è esibito alla chiesetta di Santa Lucia ed è stato un successo. Con lui si è conclusa degnamente una delle più interessanti rassegne di musica colta, il Festival Liszt appunto, da 7 anni luogo d’incontro privilegiato di grandi musicisti, esperti musicologi, veri appassionati e semplici curiosi delle belle note. La sua interpretazione dei difficili quadri di Mussorgskij, uno dei compositori più amati da Liszt, (secondo lui il russo metteva nella musica qualcosa di nuovo e di molto speciale), è stata a dir poco superba. Anche le sue esecuzioni delle trascrizioni lisztiane di opere di Mozart, Schubert e Rossini e dei bis sono state bellissime. Difficile sarà ora risentire ondate di suoni come quelle.

REACH ED HENKEL Pierre Reach e Chistoph Henkel, al concerto a Grottammare Alta, penultimo appuntamento in cartellone del XII Festival Liszt, non hanno semplicemente suonato, hanno regalato brividi sonori ed emozioni tattili a non finire. Con loro la musica davvero ha danzato, le note davvero hanno ballato tra i tasti bianchi e neri del piano a coda, le corde e l’archetto del violoncello. L’interpretazione, dalla grande tecnica e dal profondo sentimento, della Sonata n.1 in Fa maggiore opera 5 di Beethoven, della Lugubre Gondola e delle Due Elegie di Liszt ed ancora della Sonata n.3 in La maggiore opera 69 sempre di Beethoven, ha portato i suoni a rincorrersi allegri per poi abbandonarsi languidi. Hanno compiuto dei girotondi immensi facendo vivere, a chi c’era, momenti musicali un po’ struggenti ed altrettanti molto gioiosi e comunque tutti sempre da batticuore vero. Anche la scelta di presentare come bis una variazione sul tema de Il Flauto Magico di Mozart ha fatto sentire, come pochi al mondo, al pubblico presente numeroso e caloroso, vibrazioni briose che sono diventate serie ma solo per un attimo perché sono tornate subito ad essere felici, molto felici. Un concerto davvero bello, magnifico, eccelso. Merci pour tout!

L’esibizione del grande duo ha visto prima un’interessante conferenza tenuta da Cecilia Campa, docente al conservatorio “G. D’Annunzio” di Pescara e di Janos Herczog e Daniel Pocs dell’Accademia d’Ungheria sui temi “sonorità pianistica ed orchestrale” e “la coesione delle forma”. Franz Liszt nelle loro parole è risultato superbo,sempre affascinante, bravissimo, unico. Il direttore artistico della manifestazione, Federico Paci, e le autorità cittadine hanno poi consegnato il premio Liszt 2009 ad una profonda conoscitrice del compositore ungherese, la studiosa Rossana Dalmonte. Per la prima volta è stata insignita del riconoscimento una esperta musicologa.

BAGLINI Un palco, un pianoforte a coda e poi lui, Maurizio Baglini, semplicemente grande. Al Teatro delle Energie di Grottammare, immerso in un silenzio quasi religioso, si è visto, meglio si è sentito, tecnicismo ma anche passione, cultura accademica e umanità delle più semplici. Il viaggio verso il sublime, il patrimonio di tutta l’umanità, come il pianista stesso ha definito la musica suonata per la settima edizione del Festival Liszt, la trascrizione del compositore ungherese della Nona di Beethoven, non ha avuto un intervallo ma due bis, una mazurca di Chopin, scelta dall’interprete toscano perché con i suoi temi ebraici si legava bene all’Inno alla Gioia prima eseguito e molto apprezzato e un delicato fandango di Alessandro Scarlatti, altra bella partitura degna della serata tanto emozionante. Baglini ha messo una visibile tensione, una massima concentrazione nel suo concerto di un’ora e mezza senza spartito, ha mostrato sul palcoscenico forte intensità di sentire le note come pochi, mentre il suo pubblico, presente numerosissimo tra i velluti rossi della platea, ha dato attenzione massima fino alla fine alle sue melodie, agli accordi e alle ripetizioni, ha sentito grande condivisione con lui di qualcosa di grande ed indimenticabile e i commenti sono stati tutti entusiastici. Pierre Réach, altro grande protagonista insieme al violoncellista Christoph Henkel della manifestazione ideata dalla Fondazione Gioventù Musicale d’Italia, ha detto dello spettacolo: “Simplement merveilleux, extraordinaire, Baglini a été magnifique”.

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