SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sa tanto di un addio: «Tutti sono utili, nessuno è indispensabile». La frase porta la firma dell’assessore regionale alla Sanità, Almerino Mezzolani. Il soggetto dell’affermazione è Giuseppe Petrone, direttore dimissionario della zona 12 dell’azienda sanitaria regionale.

«Quello di Petrone non è affatto un “caso giornalistico”, la sua scelta di dimettersi è stata una scelta di vita, su cui perciò non posso discutere». Chi sarà il successore? «Lo decideremo». Dunque però a quanto pare le dimissioni presentate per chiedere più fondi alla Regione non saranno respinte.
Fine delle trasmissioni? No, ma per il resto l’assessore regionale dopo il colloquio di lunedì mattina con il sindaco Gaspari non si sbottona più di tanto, fornendo rassicurazioni sull’intenzione della Regione di investire per migliorare il sistema sanitario pubblico nel Piceno, riconoscendo l’oggettività di una situazione molto più arretrata in termini di strutture e personale nei confronti del nord delle Marche e anche di Ascoli. Ritenendo giuste «le rivendicazioni» da parte dei sindacati, dei sindaci, della collettività, della stampa, ma avvertendo che «non basta solo rivendicare ma presentare progetti». Progetti che, risponde Mezzolani, «ora ci sono». Sono le richieste presentate da Petrone, sono le richieste che una volta di più verranno fuori dalla conferenza dei sindaci della zona 12, convocata al Comune di San Benedetto dal rappresentante capofila Giovanni Gaspari il prossimo 10 settembre.

Quando si parla di sanità pubblica si fa fatica a stare dietro ai tecnicismi, a seguire le elucubrazioni gestionali e rapportarle alla realtà di tutti i giorni. Da una parte è innegabile che siamo in un periodo di “lacrime e sangue” a livello nazionale. I soldi sono pochi, il modello della sanità pubblica deve essere razionalizzato pena il fallimento finanziario, i necessari risparmi dovrebbero coincidere con l’assicurazione del diritto universale alla salute.

«Nel 2006 si discuteva se commissariare il sistema sanitario marchigiano, oggi tutti i parametri danno quello delle Marche fra i primi cinque sistemi più virtuosi d’Italia», sottolinea fiero Mezzolani.

D’altra parte non è tutto oro quel che luccica, se è vero che nel parzialmente decrepito ospedale di San Benedetto, in cui pur sono iniziati dei lavori di messa a norma e modernizzazione, accade che di infermieri ce ne siano spesso pochini, che i macchinari medici vengano acquistati molto spesso da banche o fondazioni bancarie invece che con i soldi pubblici della Regione, che la mobilità passiva oltre regione rimanga un cruccio.
Tecnicismi, dicevamo. L’integrazione fra gli ospedali di Ascoli e San Benedetto viene messa sul piatto della bilancia dal lato della Regione. «Garantiamo l’arrivo delle risorse promesse, dentro la logica dell’integrazione dell’offerta dei due ospedali piceni. Chiediamo ai sindaci un piano di lavoro preciso ma ripeto, siamo in un’altra epoca rispetto al passato. Nel Piceno vogliamo recuperare i ritardi; è vero che il sistema sanitario regionale non è uguale dappertutto, nelle Marche», ammette Mezzolani.

Il personale da aumentare all’ospedale civile rivierasco? La risposta del direttore del Servizio Salute della Regione Carmine Ruta è: «Provvederemo all’urgenza anche tramite la stabilizzazione di alcuni lavoratori». Poi una sintesi sui finanziamenti al “Madonna del Soccorso”: tre milioni stanziati nel 2007, un milione e 300 mila euro inseriti nel bilancio 2009 per la messa in sicurezza dell’edificio del “Madonna del Soccorso” e la messa a norma anti incendio; ci sono poi gli 857 mila euro risparmiati dalla zona 12 per via di un ribasso d’asta di un appalto; poi c’è la recente aggiunta di sei milioni di euro al budget regionale, con un milione e mezzo di euro per ogni Area Vasta. E poi altri fondi che giungeranno dalla divisione fra le varie zone dell’Asur dei fondi derivanti dall’Accordo di Programma con il Ministero della Salute.

E il sindaco Gaspari che dice? Se poche settimane fa definì le dimissioni di Petrone come un «grido di dolore nei confronti della Regione», annunciando che non avrebbe permesso declassamenti della sanità pubblica sambenedettese, se lunedì scorso definì genericamente «positivo» il colloquio avuto con il governatore Spacca, oggi dopo il colloquio con Ruta e Mezzolani non è stato prodigo di parole. L’impressione, osservando il sindaco, è che si sia trattato di un colloquio interlocutorio, in attesa della concretizzazione dell’obiettivo: un trattamento di pari dignità a quello riservato al resto delle Marche.

Il Tribunale per i Diritti del Malato del movimento Cittadinanzattiva, intanto, in una nota diffusa pochi giorni fa, lancia l’appello: «Questo Ospedale va ristrutturato nella sua interezza, dotato di attrezzature e di personale idoneo, sufficiente quantitavamente e con idonea professionalità per gli scopi sanitari assistenziali, altrimenti il rischio è la sua chiusura o il forte ridimensionamento. Basta con le prospettive futuristiche strombazzate ai quattro venti, per mettere a posto la struttura e dotarla di quanto occorre sono necessari svariati milioni di euro; occorre sostanza politica per ottenere questo fondamentale risultato, e non ci sono maggioranze o minoranze politiche che tengano, chi ha capacità deve mostrare concretezza altrimenti che stia zitto ed eviti solo di apparire sui giornali. La concretezza politica deve arrivare dalle prese di posizioni della Conferenza dei Sindaci dei Comuni della Zona 12 ma soprattutto dalla Regione Marche che deve fornire garanzie economiche immediate».

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