L’Italia è sempre considerata come paese tollerante e ospitale dove ognuno normalmente si fa i propri e dove la vita quotidiana scorre e si rispecchia sulle nostre radici culturali e storiche millenarie.
E’ il paese del rinascimento, il paese che ha dato i natali a grandi artisti che il mondo ci invidia, abbiamo avuto scienziati, premi nobel e personaggi che tuttora danno lustro all’Italia; ma non siamo riusciti a darci una coesione e concordia nazionale.
Nord ricco contro sud povero e assistenziale, senza nessuna concezione del bene comune e delle individualità storiche e culturali, delle potenzialità che deriverebbero dall’unione di tutte queste etnie: l’egoismo di chi sta meglio prevale sulla paura di quello che può perdere e non di quello che potrebbe guadagnare.
Un meridione a dire il vero che si è meritato questa nomea in virtù di uno scetticismo diffuso sulle proprie capacità ed affidabilità lavorative e motivata dal fatto che, con un patto scellerato e non scritto fra nord e sud, per diversi anni è stato foraggiato da un sistema assistenziale-clientelare che ha contribuito pesantemente all’aumento indiscriminato e fuori controllo del debito pubblico e che con tangentopoli questo accordo tacito si è rotto.
E così pian piano sta venendo fuori quell’esigenza secessionismo, di sicurezza, di xenofobia, che è la storia di questo ultimo periodo.
A luglio il ministro dell’interno Maroni ha varato il pacchetto sicurezza in cui è stato inserito anche il reato di immigrazione clandestina, ora ha firmato il decreto contenente il regolamento per la costituzione delle ronde (max 3 persone, non armate, con almeno una di età superiore a 25 anni e non iscritte a partiti politici).
Bossi polemico che insiste sulla bandiera e inno padani, spregiando quelli italiani e lamentandosi per i fondi Fas alla Sicilia; vorrebbe il ripristino delle gabbie salariali, dividendo così di fatto il nord ricco dal sud povero e al riguardo sta tentando di convincere il premier sulla bontà del progetto il quale, in un’intervista a “ Il mattino “, parla di “ rapportare retribuzioni e costo della vita al territorio “, alimentando una sorta di circolo perverso della diseguaglianza che già esiste, visto che un lavoratore del nord ha attualmente un reddito superiore di circa il 20% a quello del sud.
A tutto ciò si aggiunge la proposta di richiedere, a chi deve insegnare nelle scuole del nord Italia, un esame di dialetto che equivale di fatto ad una preclusione per i docenti meridionali, anche se sono validissimi e preparati.
L Italia non è stata mai così disaggregata e regressiva come adesso; il sud potrebbe diventare una bomba sociale con conseguenze inimmaginabili, senza contare un nuovo probabile esodo di massa verso le regioni benestanti del paese.
La fame atavica di lavoro dei giovani meridionali costretti ad emigrare, potrebbe essere la spinta propulsiva a sradicare questi atteggiamenti gattopardeschi di attesa e rassegnazione, tipici della cultura mafiosa e a spingere queste regioni meridionali verso una crescita durevole e che diventerebbe quindi un valore aggiunto permanente, in termini di ricchezza, per l’intero paese.
Questo pacchetto sicurezza discrimina soprattutto e indistintamente anche gli immigrati che lavorano onestamente da diversi anni in Italia e che danno un contributo alla crescita economica del nostro paese, scordandoci il nostro passato da emigranti ( giustappunto in questi giorni ricorre la tragedia di Marcinelle in cui persero la vita 274 minatori italiani nelle miniere di carbone in Belgio ).
E’ comprensibile pure che i malfattori e delinquenti siano rimpatriati perché creano problemi e dispendio di energie e ricchezza inutili, ma non si può generalizzare; non capisco poi perché le colf e le badanti hanno diritto a questa sanatoria e, che so, i muratori e i falegnami no?
E non comprendo neppure perché ormai si discuta così poco di tutto; molti criticano il sistema e si nascondono dietro uno zotico qualunquismo ( il non andare a votare – tanto nulla cambia ecc…) come se ciò desse loro una speciale immunità e il diritto di salire quotidianamente in cattedra per criticare tutti e non costruire nulla; francamente mi sembra troppo comodo.

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