SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Incontriamo Andrea Papetti, in un bar di San Benedetto del Tronto. Ci sediamo e iniziamo a parlare della sua musica. Un temporale estivo fa da sfondo alla nostra conversazione. In questo folle agosto la pioggia non è più una sorpresa e questa volta nemmeno un disturbo, forse perché si accorda bene con le malinconiche atmosfere presenti nelle canzoni di Andrea.
Da qualche settimana è uscito il suo cd d’esordio, “L’inverno a settembre”, che racchiude in 11 pezzi, anni di pensieri di questo giovane cantautore sambenedettese.
Classe 1978, Andrea inizia a scrivere poesie già durante l’adolescenza. A 18 anni vince alcuni concorsi letterari e alcuni suoi versi vengono inseriti in un’antologia di poeti contemporanei. A 19 anni compra la sua prima chitarra, una Yamaha classica modello base, e le poesie diventano canzoni. Nel 2003 scrive “L’uomo della verità” un testo ispirato dalla storia di Peppino Impastato. La canzone non passa inosservata e Andrea viene invitato nel 2004 e nel 2005 a cantare a Cinisi in occasione della manifestazione annuale dedicata all’eroe siciliano ucciso dalla mafia.
Da questo momento si può dire che inizia il tuo percorso artistico…
Sì. La canzone l’ho scritta appena è uscito il film “I cento passi”, un capolavoro di Marco Tullio Giordana dedicato alla vita di Peppino Impastato. Ho inviato poi il testo a Guido Orlando, un compagno di Peppino, per sapere se in ciò che avevo scritto c’erano delle incongruenze. A lui è piaciuto molto il testo e mi ha invitato a suonare a Cinisi. Qui ho avuto la fortuna di conoscere artisti importanti come i Modena City Ramblers, il Collettivo Peppino Impastato e Pippo Pollina, con cui sono diventato molto amico. Nel cd duetto con lui, cantiamo una sua canzone “Banneri”.
Nel 2005 dai vita all’associazione culturale Peppino Impastato, come mai?
L’associazione è nata in seguito a una promessa fatta alla mamma di Peppino Impastato, la signora Felicia Bertolotta, che a Cinisi, mi chiese di far conoscere a tutti la storia del figlio attraverso la mia canzone. Io ho voluto fare di più, fondando questa associazione culturale, aperta a tutti, che ha portato tanti personaggi di rilievo nel nostro territorio, recentemente Fabrizio Emigli.
Questa non è l’unica canzone presente nel cd, dedicata a un eroe…
No, c’è anche “Inferno Baghdad”, un pezzo che ho scritto la notte stessa in cui i telegiornali annunciavano l’uccisione di Enzo Baldoni, il 26 agosto 2004. Purtroppo è una storia ignorata, sembra quasi che Baldoni sia stato dimenticato. La cosa che mi fa più rabbia è che ancora, dopo 5 anni, i familiari non abbiano una tomba su cui piangere, visto che il corpo di Baldoni non è mai stato riportato in Italia. Dedicando questa canzone a lui, in un certo senso ho voluto dedicarla a tutti coloro che sono morti in Iraq.
Hai inserito nel cd anche il testamento di Enzo Baldoni…
Sì, letto magistralmente da Piergiorgio Cinì. L’ho voluto inserire per far capire la figura di Enzo: un uomo spiritoso, allegro, che con questa allegria ha tentato di risolvere una situazione irrisolvibile.
Veniamo alle canzoni più intime. In questo cd viene presentato l’amore in diverse forme, da quello a pagamento di “Hotel” a quello finito di “Parigi, cosa avevi nella testa?”…
Sì, in “Hotel” parlo di un amore veloce, consumato al chiaroscuro di una stanza di un albergo a ore. Quello che ho voluto esprimere con questa canzone è che, a mio avviso, non è peccato fare merce del proprio corpo, il vero peccato è il meretricio dei sentimenti.
Parigi, cosa avevi nella testa?” è un testo autobiografico, parla di una storia d’amore terminata.
L’inverno a settembre”, la canzone che dà il titolo al cd, è forse la più intimista, dedicata a tua madre, scomparsa recentemente…
Tutto il lavoro è dedicato a lei, che è morta a 58 anni, mentre stavo realizzando il cd. È una canzone sofferta, che ho difficoltà anche a cantare.
Al molo” è un testo dedicato al molo di San Benedetto che – cito testualmente – “è pronto ad accogliere ogni uomo disperato sorpreso dalla pioggia”, com’è il tuo rapporto con il territorio e con la città di San Benedetto?
A livello artistico non ho un buon rapporto con San Benedetto che lascia poco spazio all’arte. Il discorso invece cambia con Grottammare, che da questo punto di vista è molto più preparata e alla cui realtà sono molto più vicino. Con San Benedetto non ho contatti, non so neanche chi sia l’assessore alla Cultura.
Hai composto tu i testi e le musiche di tutte le canzoni presenti nel cd?

No, per “Il cielo di Beslan” (ndr – una canzone scritta dopo la strage di Beslan del 2004 e “recitata” nel cd da Piergiorgio Cinì) la musica è stata scritta da Alessandro Svampa, il mio produttore artistico ma soprattutto un grande amico che mi ha sempre aiutato e spronato ad andare avanti. “Banneri” è stata scritta invece da Pippo Pollina, io ho avuto solo l’onore di cantarla con lui. Per il resto dei brani sì, ho scritto sia i testi che le musiche.
La grafica del cd invece è opera di Fabrizio Emigli, anche lui un grande amico, di cui tra l’altro ne consiglio l’ascolto.
Progetti per i prossimi mesi?
Ora mi dedicherò ai live. Inizio il 26 agosto a Civitanova, in un concerto in piazza, insieme ad altri artisti.
Per comprare il tuo cd?

È possibile comprarlo su www.andreapapetti.splinder.com o www.myspace.com/andreapapetti o scrivermi all’indirizzo andreapapetti@alice.it, al prezzo di 10 euro… il costo di due pacchetti di sigarette…

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