MARTINSICURO – «Siamo esterrefatti per quanto dichiarato dalla maggioranza Di Salvatore sul tema sicurezza a Martinsicuro»: il gruppo consiliare di Città Attiva si esprime sulla morte di Antonio De Meo e sul rinnovato allarme sicurezza che si respira in città dopo l’efferata violenza che ha portato alla morte del giovane per mano di un gruppetto di adolescenti Rom.

«Dichiarano che da 10 anni a questa parte nulla è stato fatto per la sicurezza – scrivono i consiglieri in una nota – ma bisogna considerare che l’attuale esecutivo è in carica da più di due anni e che buona parte di coloro che ne fanno parte hanno amministrato la nostra città anche in passato».

Città Attiva ricorda che a Martinsicuro nell’arco di un mese si sono avute due giovani vite spezzate, seppure per motivi diversi: una per overdose e l’altra per la violenza perpetrata da giovani rom. E che quando a febbraio hanno scritto ai ministri Maroni e La Russa per chiedere il potenziamento delle Forze dell’Ordine o l’impiego dell’Esercito in città, furono accusati di creare allarme sociale sia dal sindaco Di Salvatore che dall’assessore Tuccini, che ora invece «pur essendo da sempre parte della maggioranza, dichiara di voler percorrere questa soluzione per il semplice fatto di aver aderito alla casacca di un partito».

«A chi amministra Martinsicuro – proseguono – consigliamo di preoccuparsi meno delle operazioni di facciata, che servono soltanto ad indorare una pillola divenuta ormai estremamente indigesta e invitiamo la maggioranza a seguire i suggerimenti che Città Attiva raccoglie dalla gente comune che vive le problematiche della città: controlli delle residenze, degli affitti e del territorio, da effettuarsi in collaborazione con le Forze dell’Ordine, e che devono però trovare il giusto coronamento in un’efficace e severa azione della Magistratura».

Città Attiva infine ribadisce che ormai, data la gravità della situazione è necessario intervenire con «scelte  drastiche e coraggiose non più differibili», per porre un freno a tutte quelle persone «che praticano quotidianamente il ricorso all’espediente, alla prevaricazione ed alla violenza pur di aggirare le regole della civile convivenza».

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