COSSIGNANO – Non si tratta di un incontro sulla storia di Cossignano. “Genio loci” («al genio del luogo», in latino), infatti, andrà ancora più indietro nel tempo, al tempo dei romani e ancora prima, quando era ancora vivo il culto pagano del genius loci, la divinità presente in una specifica località.
L’incontro si svolgerà il 10 agosto alle ore 17.30 presso la Sala delle Culture di Cossignano, con il patrocinio della Provincia di Ascoli e il sostegno della Fondazione Carisap. Dopo il saluto del sindaco Roberto De Angelis, interverranno Nora Lucentini (che parlerà di “Identità picene”) e Gabriele Baldelli (con “Divagazioni su Picus rex / picus avis“), funzionari della Soprintendenza archeologica di Ancona, e i professori Gianfranco Paci (“Caratteri dell’occupazione romana del territorio fra Tesino e Aso”) e Mariano Malavolta (“Lucio Afranio, figlio di Aulo”) dell’Università di Roma Tor Vergata.
Paci è anche preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Ateneo di Macerata, che negli ultimi anni ha promosso iniziative di ricognizione e conoscenza del patrimonio antiquario marchigiano
Verrà quindi completato un percorso sull’archeologia, la protostoria e la storia antica del contesto territoriale cossignanese, iniziato oltre dieci anni fa con l’incontro “Memoria ed identità” (9 agosto 1998) e proseguito con l’incontro sulle “Antichità di Cossignano nel Piceno” (8 agosto 2004) e con la pubblicazione dei documenti medievali (2 agosto 2008).
Nella concezione religiosa degli antichi si riteneva che ogni luogo ospitasse la propria divinità immanente, il proprio genius loci (locuzione tornata utile anche in architettura). Il grammatico Servio rammenta che nullus enim locus sine genio (ad Aen. 5, 85: «infatti non esiste alcun luogo senza “genio”»), e aggiunge poi che per lo più esso si manifesta sotto la specie di un serpente (per anguem plerumque ostenditur).
Il genius esercita un’azione speciale ed attiva su coloro che vi giungono o vi dimorano e lo sentono presente; esso è presente soprattutto là dove il luogo appare notevole per bellezza di panorama, ubertà, ricordi mitologici o storici, oppure ha assunto speciale importanza, effimera o duratura, su chi vi ha soggiornato più o meno a lungo. Si tratta della divinità più vicina, nel panteismo dell’uomo antico.

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