“La crisi della Manuli è il sintomo più evidente di una crisi del sistema economico del piceno, che dal 1990 non è riuscito a trovare un modello di sviluppo alternativo a quello assistito e all’assemblea dei lavoratori c’è stato ancora chi ha parlato di una ‘Nuova Cassa per il Mezzogiorno‘. Bisogna insistere invece su uno sviluppo autopropulsivo del territorio, che sia in grado di riassorbire anche lavoratori di aziende in crisi, ossia dare al piceno proprio quello che sta mancando in questa situazione e non è in grado di dare nemmeno da qui a cinque anni. Le risorse pubbliche devono essere date per sostenere nuovi ammortizzatori sociali e di strumenti di sostegno al reddito, in una logica di solidarietà. Tutto questo manca nel piceno per responsabilità di un ceto politico che ha inseguito episodicamente le crisi occupazionali, nella convinzione che il sistema potesse andare avanti da solo così com’era. Adesso però le difficoltà si stanno sommando e ci appelliamo a Scaiola e Sacconi, ma dopo l’eventuale ‘pezza’ di qualche aggiustamento temporaneo che sistema i ‘padri’ ai figli che prospettiva siamo in grado di dare? Non saranno certo gli studi della Confindustria locale, che al di là di qualche bella e dotta relazione non ci risolvono alcun problema, perchè le decisioni spettano a Castelli, Celani, Spacca e il gruppo di lavoro del ‘Protocollo d’Intesa piceno’ del 27/3/2008, rimasto chiuso in un cassetto, che i giornali farebbero bene a ripubblicare per evidenziarne tanto l’attualità quanto il ‘menefreghismo’ di una certa parte politica”.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 712 volte, 1 oggi)