SAN BENEDETTO DEL TRONTO -«Cosa mi soddisfa di più di questa stagione turistica? Finalmente viviamo in una città normale». Signor sindaco, può essere più preciso?

Questo è l’incipit di una nostra intervista a Giovanni Gaspari che pubblicheremo la prossima settimana sul settimanale Riviera Oggi Estate. Anticipiamo qui i contenuti che riguardano la stretta attualità, le regole del Comune sul divertimento notturno e i provvedimenti comunali per una «movida nel rispetto delle regole».

Le regole, dunque. Gaspari fornisce questo quadro della questione divertimento notturno: «Nel 2006 e negli anni precedenti all’insediamento di questa amministrazione, era normale che di notte il lungomare fosse l’epicentro di esposti, querele, denunce, telefonate alle forze dell’ordine da parte di cittadini resi insonni dal caos senza regole. Ora invece gli chalet dove si balla hanno installato i tetti suono, che riducono l’impatto dei decibel all’esterno. In modo tale che si concilia il divertimento di chi vuol ballare fino a tardi con il diritto al sonno di chi viene a San Benedetto per rilassarsi, o di chi ci abita».

Insomma, il primo cittadino di San Benedetto ritiene di aver raggiunto l’obiettivo di una movida civile, giovanilistica e divertente ma rispettosa dei diritti altrui. O perlomeno di essere sulla strada buona, rivendicando una sua “rivoluzione copernicana” nei rapporti con i concessionari balneari e gli imprenditori del divertimento.

«Abbiamo ristabilito le regole. Mi ferisce chi parla di “riviera delle salme”, questa è una città dove ci sono diritti certi e doveri altrettanto certi. E il nuovo Piano Spiaggia va in questa direzione, quella di dare la possibilità agli imprenditori che lo vogliono di fare investimenti sulle strutture, migliorare l’offerta e migliorare allo stesso tempo il loro rispetto delle regole igieniche, di sicurezza, di inquinamento acustico. Perchè se le regole non vengono rispettate è sacrosanto sanzionare, imporre la chiusura durante l’estate, persino mandare le ruspe».

Rimangono aperte due questioni. Una di carattere urbanistico, relativa alle strutture balneari e ad eventuali abusi e situazioni da sanare. Un esempio su tutti riguarda il noto chalet “La Medusa”, rimesso a nuovo nell’estate 2009 con spese altissime ma che si è visto chiudere dal Comune la propria terrazza che non viene giudicata con le carte in regola dal punto di vista della messa in sicurezza.

Altra questione aperta riguarda le modalità di gestione di alcuni chalet, specie di quelli più trendy. La selezione all’entrata e le consumazioni obbligatorie sono nel mirino del sindaco, che le definisce assolutamente incompatibili con lo status di “ingresso al mare” degli stabilimenti balneari.

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