SAN BENEDETTO DEL TRONTO- In una città in piena evoluzione e dinamica come San Benedetto non tutto può filare sempre liscio. Ci sono sempre dei “piccoli disagi” che si creano quà e là. D’altronde, a parziale scusante di chi li dovrebbe risolvere, si potrebbe affermare che nessuno ha il dono della ubiquità e non si può essere contemporaneamente dappertutto.

Ma queste “piccole” manchevolezze diventano “grandi” quando è il cittadino stesso a denunciarle. E non per il bisogno di protagonismo ma, quasi sempre, perchè le sue segnalazioni o rimostranze non sono state ascoltate nel posto giusto. Eccone un piccolo elenco.

Via Sgambati. E’ stata chiamata, e non a  torto, la “strada della morte” per i frequenti incidenti che vi si verificano. Siano essi lievi, gravi o, troppe volte, mortali. Specie vicino all’imbocco del sottopasso ferroviario che porta alla rotatoria di Viale dello Sport. Dicono che i dossi non sono una soluzione perchè è considerata una arteria a “scorrimento veloce”. Forse “troppo veloce”?
Spiaggia libera della Sentina. Partendo dall’ultima concessione a sud del litorale, la numero 114 che corrisponde allo chalet “Marina di Nicò”, si estende un tratto di spiaggia libera lunga circa un chilometro ed ottocento metri frequentatissima dai cittadini. Ebbene, stando a chi la frequenta, la pulizia dal Comune non giunge mai se non molto sporadicamente. Ad aggravare la situazione ci sono due lamentele. La prima è che sono chiuse le aree di parcheggio davanti e dietro all’ex locale “Il Verbena” capace di dare spazio a quasi cento macchine.

Forse la chiusura è dovuta al fatto che il territorio ricade già all’interno della Riserva, ma occorrerebbe ricordarsi della presenza dell’Oasi anche quando si fanno (o non si fanno) le operazioni di pulizia. Lasciare alla disponibilità della collettività quei posti macchina in una città che ha un cronico bisogno di parcheggi sarebbe stata cosa utile e saggia, almeno per il periodo estivo.

Inoltre all’inizio della spiaggia libera, a nord del fosso collettore, c’è quello che sembra essere la perdita di qualche scarico che, nei giorni di pioggia, deborda e rosvecia una grande quantità di acqua putrida. Piccolo mistero da chiarire. Da dove vengono quelle acque stagnanti? Il cattivo odore si propaga per giorni a riempire le narici di quanti hanno la sfortuna di passare da quelle parti.

Foce del Torrente Acqua Chiara. E’ quella che fiancheggia lo chalet “La Siesta”, tanto per intenderci. Dopo il ponte c’è un pezzo di letto asfaltato che termina dopo una decina di metri. Il torrente è di rado attivo e lo si vede dal cemento asciutto. Intorno allo sbocco a mare persiste una specie di lingua di acqua limacciosa che ristagna. Una “foce” non bella da vedere per i bagnanti, tanto che il personale di spiaggia testimonia che in molti si fanno scrupoli a passarci dentro durante le loro passeggiate e preferiscono tornare sul lungomare e rientrare in spiaggia dallo stabilimento adiacente.
Molti i disagi provocati da queste acque ristagnanti. Il cattivo odore che ne deriva, il fatto che la gente non del posto pensi trattarsi di uno scarico fognario a cielo aperto. Inoltre con il tempo i fondali di queste acque sono diventati vere e proprie sabbie mobili, pericolose sia per il fondo limaccioso sia per la quantità di detriti, vetri rotti e cocci di bottiglia.

Suggerimenti: non si potrebbe piastrellare la parte del torrente immediatamente a est del lungomare (circa dieci metri) di massi piatti in modo da rialzare la superficie e creare una discesa per l’acqua evitando così l’effetto “palude”?

Canneto della pista ciclabile via Mare-Viale dello Sport. In direzione sud, subito dopo il sottopasso che porta in via Scarlatti, c’è un tratto di circa cento metri dove il canneto limitrofo è debordato (vedere l’ampia foto gallery) ed invade la pista ciclabile tanto da restringerla e creare un “piccolo grande disagio” per chi si trova ad attraversare il tratto. Bastano due biciclette che percorrono direzioni opposte e uno dei due deve sfiorare o addirittura calpestare il canneto. Non si scappa.


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