SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nelle prime ore del mattino di lunedì, verso le ore 8,45, è stato rinvenuto davanti allo chalet “Il Bacio dell’Onda” il corpo galleggiante ormai privo di vita di un uomo che sarebbe poi risultato essere Antonio Pazzaglia, 73enne residente ad Imola ma originario di San Benedetto dove ogni estate, in un appartamento di via Roma, tornava a passare le vacanze estive insieme alla moglie di origine inglese ed ai figli.

Ma passiamo a raccontare i fatti così come si sarebbero svolti secondo alcuni testimoni oculari. Come ogni mattina Pazzaglia, esperto nuotatore, verso le ore 7,30 si reca al “Bacio dell’Onda” e qui, dopo aver scambiato due chiacchiere con il bagnino Domenico Ricci insieme a Franco Capriotti cotitolare della concessione, si avvia a fare la sua immancabile nuotata mattutina. Contrariamente a quanto ipotizzato in un primo momento, dunque, l’uomo sarebbe deceduto lunedì e non sabato.
Verso le ore 8,45 dei ragazzi che si trovano in barca a distanza di rispetto entro i trecento metri della costa affermano di aver notato qualcosa galleggiare. Incuriositi decidono di avvicinarsi e si accorgono che quello che a prima vista sembrava una tavola è un corpo umano galleggiante tra le acque.

Per prima cosa i ragazzi spengono i motori per non rischiare di risucchiare il corpo tra le pale e si avvicinano procedendo a remi. Sempre secondo il racconto, cercano invano di issarlo a bordo, riuscendo solo a tenergli la testa alzata mentre chiedono aiuto ai due bagnini della concessione numero 1 che, a bordo di un pattino, si recano a dare man forte.

Nonostante gli sforzi neanche loro riescono nell’impresa di sollevare un corpo che, nel frattempo, aveva ingerito molta acqua. Poi si avvicina una terza persona in gommone e il corpo viene trasportato a bordo.

Nel frattempo una turista di passaggio provvede ad avvertire il 118 che si fa trovare pronto dopo pochi minuti all’imboccatura della foce dell’Albula. Ma dal gommone decidono di proseguire fino al Circolo Nautico dove le operazioni di trasbordo sarebbero state meno complicate e lo comunicano all’unità di Pronto Soccorso.

Durante il tragitto si tenta in tutti i modi di prestare i primi soccorsi alla vittima tramite respirazione artificiale mentre si avverte anche il 1530 della Capitaneria di Porto. Una volta arrivati a destinazione la dottoressa a bordo del 118 esegue immediatamente un elettrocardiogramma che risulta tristemente piatto.
Espletate le operazioni di rito da parte della Capitaneria viene deciso dall’autorità marittima il trasporto all’obitorio. Successivamente i due ragazzi della barca, i due bagnini con il pattino, l’uomo a bordo del gommone e il bagnino stesso vengono tutti convocati presso la Capitaneria di Porto per redigere il verbale dell’accaduto.

L’autorità marittima mantiene nel frattempo lo stretto riserbo essendo ancora in corso le indagini per risalire alle cause dell’accaduto anche se sembra quasi certo che sia stato un infarto a determinare l’annegamento del Pazzaglia, abile nuotatore.

Il defunto sembra fosse un rappresentante di commercio in pensione. Ed in gioventù lo ricordano come un grande amante di sport specie della lotta greco-romana. Lascia la moglie, un figlio ed una figlia.

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