SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Il nostro giudizio globale sul nuovo Piano di Spiaggia è positivo, però abbiamo presentato delle osservazioni tecniche al fine di migliorarlo e togliere vincoli che secondo noi non hanno ragione di esistere». È il giudizio della Confesercenti sull’importante documento di programmazione urbanistica approvato in prima istanza dal consiglio comunale ed ora soggetto all’iter di osservazioni e controdeduzioni.
Ascoltando richieste e pareri del suo centinaio di concessionari balneari associati, l’associazione di categoria guidata a livello regionale dal sambenedettese Paolo Perazzoli presenta nel dettaglio le osservazioni tecniche che ora la maggioranza prima e il consiglio comunale poi valuteranno se accogliere o meno, in tutto o in parte.
Coadiuvata dal geometra Andrea Manfroni, la Confesercenti tramite il segretario cittadino Tagliabue e il delegato dei balneari Fiorelli giudica positiva e razionale l’introduzione del concetto di superficie utilizzabile ai fini del dimensionamento delle strutture balneari di facile rimozione. «Però ci sono parametri troppo vincolanti», dice Perazzoli. Ad esempio le norme sull’organizzazione degli spazi in profondità dal lungomare verso la battigia, che secondo l’analisi di Manfroni sarebbero troppo rigide avendo l’effetto di vincolare la fantasia degli architetti rendendo tutte uguali fra loro le nuove strutture.
Poi ci sono due osservazioni sul tema delle piscine (removibili a fine stagione) e dell’uso dei tetti degli chalet per installare tavolini e ombrelloni (ma non gazebi). Per Confesercenti andrebbero tolte dalle norme i vincoli che permettono l’installazione di piscine nelle concessioni con almeno 30 metri di concessione fronte mare e l’uso dei solai nelle concessioni con almeno 25 metri fronte mare.
Capitolo risparmio energetico: c’è fra quelle approvate in prima istanza una norma che subordina la possibilità di chiudere la parte porticata dello chalet solo all’installazione di pannelli fotovoltaici. Confesercenti chiede di eliminare questo vincolo: «A parte i dubbi estetici, ma come la mettiamo nei casi in cui una concessione balneare ha ancora sei anni davanti a sé, mentre la convenzione per il conto energia ne dura venti?».
Poi ci sono dei dubbi sulla passerella di legno che il Comune ha previsto sul lato est degli stabilimenti («non si farà mai, con questi chiari di luna economici, e poi non servirebbe perché c’è una forte erosione»). Ci sono osservazioni critiche sui vincoli che riguardano la quantità di spazio occupabile all’interno della fascia dai 26 ai 36 metri di profondità dall’inizio della concessione («sono vincoli che impediscono di fare dei campi da beach volley professionali»).
Poi c’è la vexata quaestio di via San Giacomo, il cosiddetto terzo comparto del Piano Spiaggia, dove alberghi e case di civile abitazione si trovano in zone private sulla spiaggia e non sul fianco ovest del lungomare. Dove non c’è una pista ciclabile e la viabilità è asfittica. Dove il Comune ha previsto una ormai nota “passerella” verso cui la Confesercenti ha presentato alcuni emendamenti. «Comunque è bene che questo Piano non abbia stralciato questa zona di difficile pianificazione, dove riteniamo superflue le velleità progettuali», è la pragmatica opinione di Perazzoli. Tagliabue, infine, collega direttamente le norme del Piano Spiaggia alla possibilità da parte degli imprenditori balneari di «attrezzarsi per lottare con la concorrenza globale nel settore turistico».

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