Riceviamo e pubblichiamo da Giovanni Gaspari, sindaco di San Benedetto*
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Per fortuna la nostra storia è abbastanza lunga da fornirci degli esempi, non abbastanza da esserne schiacciati”, scriveva nelle Memorie di Adriano Marguerite Yourcenar. Questa frase mi viene in mente oggi, nel trentesimo anniversario della morte di Primo Gregori, un grande uomo di questa città, e un grande sindaco, che mi piace ricordare come esempio di un’autorevolezza non autoritaria, di un’intelligenza al servizio della comunità, di un’azione politica positiva, non impedita da bassi calcoli di bottega personali o da parte dei suoi colleghi nella politica di allora.

Ricordo che non esitò un istante ad accettare la richiesta del Partito, che gli chiedeva di lasciare la carica di consigliere regionale per venire a fare il sindaco a San Benedetto, in un periodo in cui l’indennità del sindaco era ancor più bassa di oggi, quasi nulla. Gesti possibili in virtù di un’altra idea della politica, della militanza, della passione politica, rispetto ad oggi.

Primo Gregori fu un grande innovatore, uno che puntava a proiettare San Benedetto in avanti, ben oltre quella quotidianità che sembra l’unico orizzonte di molti al giorno d’oggi. Da autodidatta, chiamò a San Benedetto Giuseppe Campos Venuti e Renato Ballardini, urbanisti di fama internazionale, per una pianificazione di grande qualità. Lui che era un grandissimo oratore, ed aveva una straordinaria capacità di rapportarsi con il popolo, introdusse le prime isole pedonali a San Benedetto, chiudendo al traffico viale Secondo Moretti e viale Buozzi, sfidando l’impopolarità e la forte abitudine all’uso dell’automobile, ovvero la stessa opposizione che si verifica ancora oggi quando si tratta di una mobilità alternativa.

Tra le sue importanti realizzazioni, va citata senz’altro la piscina comunale, che poi gli fu intitolata. Un impianto che egli volle in vista dello “sport di massa”, obiettivo pienamente raggiunto, visto che la piscina, come tutti sanno, lavora sempre a pieno ritmo.

Morì a soli 47 anni, ma per le sue scelte impegnative e di grande respiro veniva percepito da tutti come un uomo molto più maturo della sua età anagrafica. Mi piace anche ricordare che in una vita pur breve ma intensa come la sua, ebbe un ruolo importante la moglie Gentilina Naccarella, a sua volta scomparsa troppo presto, donna straordinaria al fianco di un uomo attivo e intelligente.

Gregori aveva un carattere forte e una forte capacità di unità. Aveva una grande attitudine all’ascolto, soprattutto nei confronti dei giovani, verso di me e gli altri che all’epoca avevamo 15, 16 o 17 anni. Ricordo quanto si diede da fare, nel ’78, per una legge sulla stabilizzazione dei precari.

Fu forse il sindaco più amato che la città di San Benedetto abbia mai avuto. In una sezione elettorale di Porto d’Ascoli ricordo che una volta ci fu bisogno di un foglio supplementare per il verbale, tante preferenze aveva ottenuto. Ai suoi funerali ci fu una straordinaria partecipazione di tutta la città, e proprio per il suo carattere popolare e popolano al tempo stesso: in una parola, per la sua grande umanità. Sulla lapide della sua tomba sono riportate parole efficaci nel descrivere quest’uomo straordinario: “Intelligenza, umanità, comunicativa, doti in lui vivissime, pienamente utilizzò per l’emancipazione dei lavoratori. Autodidatta, fu sindaco di San Benedetto, consigliere regionale, lascia un esempio di onestà e capacità amministrativa. I comunisti piangono la sua morte, i lavoratori la perdita di un amico”.

Sono trascorsi 30 anni dalla morte di Primo Gregori, ma il contributo che egli diede allo sviluppo della città di San Benedetto è ancora forte e tangibile, il suo stile un esempio per tanti, soprattutto oggi che la politica tocca momenti sufficientemente bassi, e c’è quindi un bisogno tanto maggiore di riferimenti elevati e nobili.

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