CUPRA MARITTIMA – Interpretare, tradurre e raccontare il passato per promuovere conoscenza, cultura e attività economiche. Questa la via indicata per il futuro del parco archeologico di Cupra Marittima dagli autorevolissimi esperti che martedì 14 luglio hanno partecipato alla tavola rotonda intitolata “Le prospettive del Parco archeologico di Cupra Marittima”.

L’incontro, organizzato dall’Archeoclub d’Italia sede di Cupra Marittima e dall’Amministrazione Comunale, è stato di notevole interesse per il livello scientifico dei relatori ospiti e per l’ampiezza delle prospettive emerse. Erano infatti presenti: Carolina Botti, della società Arcus; l’archeostar Elena Francesca Ghedini dell’Università degli Studi di Padova, delegata del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, settore archeologico e consulente della Fondazione Aquileia; Patrizia Fortini, della Soprintendenza Archeologica di Roma; Luigi Crimaco, direttore del Museo archeologico di Mondragone, già direttore amministrativo della Soprintendenza Archeologica di Pompei.

Dopo l’introduzione del dottor Scotucci, che ha raccontato la sua passione di medico per l’archeologia legandola alle vicende che hanno portato nel 1994 alla fondazione del parco grazie all’impegno profuso per anni da Vermiglio Ricci e Giovanni Ciarrocchi, il sindaco Domenico D’Annibali e l’assessore alla Cultura Luciano Bruni hanno avuto parole di orgoglio e grande speranza che, attraverso il parco archeologico, il passato e la storia possano fare da elementi di aggregazione, di sviluppo culturale ed economico per tutta la comunità cuprense.

Ed è proprio riagganciandosi a questo tema fondante – il passato che dà senso e valore al futuro – che si sono sviluppati i due interventi successivi della dottoressa Carolina Botti e della Professoressa Elena Ghedini.

La Botti in qualità di direttore generale della Gestione progetti ha spiegato che la società Arcus “ha il compito di sostenere e avviare progetti ambiziosi riguardanti i beni e le attività culturali, anche nella loro connessione con le infrastrutture, perseguendo la visione di contribuire a tradurre i beni e le attività culturali da oggetto passivo di osservazione a soggetto attivo di sviluppo”.

Arcus, ha ricordato la Botti, ha erogato oltre 200 milioni di euro di cui 40 per progetti archeologici.  E certo quello del parco archeologico di Cupra Marittima rientra a pieno diritto tra i “progetti ambiziosi” che possono aspirare all’accesso di questi fondi, se il parco “diventerà motore socio-economico per il territorio”. È proprio questa infatti la prospettiva alla quale si sono finalmente aperti università e ministero, come ha brillantemente illustrato la Professoressa Ghedini: non ha più senso accontentarsi del godimento passivo delle rovine, “ma bisogna innanzitutto farle parlare per i locali che devono trovare materia per il riconoscimento di se stessi”.  E anche il turismo del parco non dovrà più essere solo quello di emozione, “ma di consapevolezza del passato su cui sorge l’Italia di oggi”. 

La Ghedini ha poi proseguito facendo riferimento alle nuove linee guida in materia di parchi emanate dal Ministro Bondi e  incentrate su quattro punti: il progetto scientifico; la presenza di un esperto o comitato di esperti; il progetto di gestione; il progetto servizi. Trattandosi di linee guida è evidente che sono punti suscettibili di futura ulteriore messa a punto, attraverso la sperimentazione sul campo, che potrebbe per l’appunto riguardare il parco di Cupra Marittima. L’ampiezza del progetto scientifico attraverso la disamina di evidenze monumentali, materiali e studi è stata presentata negli ultimi due interventi del topografo Luigi Crimaco e dell’archeologa Patrizia Fortini, che conclude il suo intervento parlando di Cupra come della Pompei dell’Adriatico.

Ricco di cultura, storia e prospettive economiche, il futuro di Cupra è legato a doppio filo al suo passato.

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