SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Incontriamo Eleonora Bernardi nelle prime ore di un assolato pomeriggio. Un caldo opprimente che poco si addice alle grigie atmosfere descritte dall’autrice sambenedettese nel suo libro d’esordio “Joesph McCarthy”, dove una cupa e piovosa metropoli fa da sfondo al torbido intreccio di omicidi che prende corpo all’interno del giallo.
Prendiamo un caffè e parliamo del libro. Eleonora è entusiasta del successo che sta riscuotendo, ma non nasconde la timidezza di una ragazza di soli venticinque anni, archeologa a progetto, ancora incredula di esser riuscita a pubblicare il suo primo lavoro.
Parla di sé, dei suoi progetti, del suo amore per Agata Christie e di come è nato nella sua fantasia l’ispettore McCarthy, un’originale figura di investigatore, fumatore accanito e assiduo bevitore, in apparenza burbero ma che riuscirà a sorprendere nel corso delle 130 pagine del libro, lasciando intravedere a tratti solo un uomo ferito e amareggiato.

Com’è nato il libro?

I primi capitoli del libro li ho scritti quando avevo 15 anni, ma poi mi sono fermata. Intorno ai 18 anni ho ripreso il lavoro dopo che mio padre mi aveva regalato un vecchio computer e così ho terminato il libro. Per qualche anno il dattiloscritto è rimasto nel mio cassetto, finché il mio ragazzo non mi ha convinta a metterlo online, sul sito ilmiolibro.it. Lì, chi voleva poteva lasciare dei commenti. Quando ho notato che molti commenti erano positivi mi sono convinta a spedire il libro a qualche casa editrice. Due settimane dopo, la Sbc Edizioni di Ravenna mi ha contattata, dicendosi disposta a pubblicare il libro. Grazie anche al Comune di San Benedetto (ndr – che ha contribuito alla pubblicazione del libro) e all’assessore alla Cultura Margherita Sorge è partito il tutto.

Com’è il tuo rapporto con la scrittura?

In famiglia mi hanno abituata sin da piccola a leggere molto. Da subito è nata la mia ammirazione per Agata Christie, di cui ho tutti i gialli, circa un’ottantina, anche quelli più introvabili.
Dalla lettura è venuta da sé poi la scrittura, che non ho più lasciato. Continuo tuttora: sto scrivendo in questi giorni il secondo libro, che avrà come protagonista sempre l’ispettore McCarthy.

Ci puoi dire qualcosa?

Ho scritto un’ottantina di pagine. Posso solo dire che ci sarà sempre la stessa ambientazione: una metropoli indefinita, grigia e piovosa, un clima che amo molto. Ci sarà sempre McCarthy ma cambieranno i personaggi che ruotano intorno a lui.

Per il personaggio dell’ispettore McCarthy ti sei ispirata a qualcuno in particolare?
McCarthy è un antieroe, un personaggio davvero particolare. Sì, qualcosa c’è delle persone che mi circondano, com’è normale che sia.


Chi è stata la prima persona a leggere il tuo libro?

Mio padre (ndr – il giornalista del Corriere Adriatico Gianni Bernardi) ha letto tutto il libro per primo e a lui l’ho poi dedicato.

Come ti vedi tra qualche anno?
Non lo so, mi sono laureata da pochi mesi ed è difficile dirlo. Ora lavoro a progetto nel museo archeologico di Pagliare. Il lavoro in una necropoli è stupendo, non credevo mi potesse piacere così tanto. Al contempo la scrittura resta la mia passione primaria, quindi intendo continuare a coltivarla.

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