Il summit per il G8 a L’Aquila, la cena galeotta del premier in casa di un giudice della Corte Costituzionale, la questione morale a seguito dello scandalo di Barigate e la dura battaglia che si è scatenata nel PD per la segreteria in vista del prossimo congresso, sono gli argomenti di cui si parla continuamente.
Il nostro premier comunque è sempre in prima pagina come in effetti dovrebbe essere, ma per cose più serie; alle solite polemiche interne e soprattutto agli affondi dei giornali stranieri sullo scandalo di Bari se ne sono aggiunte altre: la cena a casa di un giudice della Consulta e l’ultimo intervento del segretario generale della conferenza episcopale italiana M. Crociata in occasione della celebrazione di S. Maria Goretti.
La cena incriminata è quella avvenuta a maggio in casa del giudice costituzionale L. Mazzella ( ex vice ministro del precedente governo Berlusconi, poi promosso a giudice della Corte Costituzionale) i cui invitati erano il Presidente del Consiglio, il sottosegretario alla Presidenza G. Letta, il ministro della Giustizia A. Alfano, il Presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato C. Vizzini, altro giudice costituzionale P. M. Napolitano.
Come si fa a non pensar male, quando il 6 ottobre la Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi sulla costituzionalità o meno del Lodo Alfano, che è una legge fatta a misura per il nostro Capo del Governo , anche se è rivolta alle cinque più alte cariche dello stato?
Come non ti possono venire i dubbi, quando gli invitati e il padrone di casa sono i diretti interessati e tutti coinvolti in questa delicata vicenda che ha prodotto tante battaglie parlamentari e innumerevoli i polemiche sulla opportunità e la liceità della suddetta legge, visti i processi in corso e quelli appena conclusi del premier?
E il giudice invece di imbarazzarsi che fa? Scrive una lettera al nostro Presidente del Consiglio dicendogli che lo inviterà ancora e si difende accusando che “lo fanno anche altri colleghi”, senza però fare nomi.
Chi occupa certi posti dovrebbe condurre una vita molto riservata, lontana da palcoscenici oppure si lascia l’incarico, altro che indignarsi!
Di questi giorni è anche l’intervento del segretario generale della Cei M. Crociata che, rompendo il muro di un imbarazzato silenzio del vaticano che ha pesato molto e creato perplessità e disorientamento molto sui cattolici, è stato interpretato da buona parte dell’opinione pubblica come un’occasione di chiarimento di certi valori morali, un segno evidente di critiche della chiesa cattolica alla sua condotta privata.
L’alto prelato ha toccato i tasti del libertinaggio gaio e irresponsabile, del degrado morale, della lussuria come sfarzo narcisista, di comportamenti in cui sono implicati i minori; insomma di quei principi etici che questi ultimi scandali, che hanno pesantemente coinvolto il premier e da cui è costretto a difendersi non avendo mai dato risposte alla pubblica opinione, hanno quasi dissolto.
L’ultimo pasticcio è la corsa a tre (almeno fino ad ora) per la segreteria del Pd.
Sembra una vecchia storia che si ripete con gli stessi attori e le stesse strategie: i vecchi del partito che hanno perso quasi tutte le battaglie degli ultimi decenni, si ripresentano sotto “falso nome”, intimorendo i nuovi con l’intenzione di gestire quel carrozzone che hanno contribuito a rendere obsoleto e arrugginito, con le solite battaglie interne che non aiutano e mettendosi dietro a questo o quel candidato per continuare a tirare le fila.
Non hanno capito che devono lasciar la gestione a nuovi soggetti che porteranno energia, entusiasmo, slancio, nuove strategie e istanze, visto che i loro progetti sono miseramente falliti.
L’ho detto anche in un altro commento e lo ripeto: questi vecchi signori della politica al massimo possono fare i saggi senza prospettive e soprattutto senza potere, devono smetterla di gestite e condizionare pesantemente il partito altrimenti questo si dissolverà e toglierà al paese un importante opportunità e contrappeso per la nostra democrazia.

* Opinionista

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