ASCOLI PICENO – Nel corso del maggio scorso, dopo che abbondanti precipitazioni avevano provocato la frana del 21 aprile 2009 e conseguentemente causato dissesti nel tratto di acquedotto appena ricostruito dopo la famosa rottura di Tallacano che nel dicembre del 2007 lascio senz’acqua buona parte del territorio piceno, il giudice accolse la richiesta, da parte del Ciip (Cicli Integrati Impianti Primari), di un supplemento di indagine in seguito all’emergere di elementi che potrebbero, almeno in parte, assolvere l’azienda dalle responsabilità oggettive imputategli dalle associazioni dei consumatori dopo il crollo del 2007.

In particolare, secondo il Ciip, le recenti frane avrebbero evidenziato che «nella zona relativa al tratto del ponte canale, è presente una formazione rocciosa che, per la sua conformazione, può determinare localmente problemi di instabilità».

Inoltre è stato rilevato lo stato di saturazione di alcuni tombini, che avrebbe provocato grosse ostruzioni allo smaltimento dell’acqua in eccesso. Tali ostruzioni sarebbero comunque antecedenti al 2007. La «manutenzione dei tombini – afferma il Ciip – non è di competenza della CIIP spa, essendo essi posti su strada comunale, e per questo motivo l’Azienda non ha il compito di controllo e pulizia degli stessi». Insomma per il Ciip anche allora le cause, o le significativa concause, del dissesto potrebbero essere state le stesse delle frane degli ultimi mesi.

Ora tutto è nelle mani del CPU l’ing. Andrea Spada che già in una prima perizia aveva avanzato ipotesi circa le responsabilità del Ciip; ipotesi alle quali, sempre secondo il Ciip, non sono seguite conclusioni certe e definitive visto che «non contengono elementi determinanti per una ricostruzione esatta e puntuale dei meccanismi di rottura che hanno portato al crollo del ponte».

Intanto però il Movimento a Difesa del Cittadino e Cittadinanzattiva continuano la loro battaglia, rivolgendosi anche al neo sindaco di Ascoli Guido Castelli, e sostenendo la compatibilità della relazione tecnica del CUP con le loro tesi secondo le quali sta «nell’omessa manutenzione della rete idrica da parte del gestore Ciip spa la causa del crollo della struttura». In particolare «il dato certo è che le opere non fatte, trascurate ed omesse dal gestore del servizio idrico sono state determinanti».

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