SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La politica italiana è incomprensibile. Perciò la candidatura di Beppe Grillo alle primarie del Partito Democratico è parsa a tutti una provocazione del “rrriot” comico nei confronti dell’apparato burocratico del Pd. Il nome di Grillo affianco a quelli di Franceschini, Bersani, Adinolfi e Marino per guidare il principale partito di opposizione italiano: sì, sembra uno scherzo. Può chi scrive ogni giorno che il Pd non esiste, non ha un programma, è un Pdmenoelle, candidarsi alla sua guida? Ci distruggerà, avranno pensato i vari D’Alema, Fassino e Rutelli.
Probabilmente sarebbe così, anche se le malelingue ci tengono a far capire che il Pd non è rappresentato dagli alti papaveri (alcuni dei quali incappati in brutte disavventure politiche e non solo, basti pensare a D’Alema e alla famosa gaffe telefonica di Fassino durante la scalata Unipol dei furbetti del quartierino).
Però, se ci si fida un minimo del sondaggio on line dell’Espresso, si capisce che a sinistra si rischia una svolta epocale. Un po’ simile, nella forma, all’ingresso di Berlusconi in politica, nel 1994. Ecco i numeri del sondaggio alle 18,53 di mercoledì 15 luglio: in 47.289 voterebbero Grillo, in 3.185 Ignazio Marino, 3.010 Pierluigi Bersani, appena 1030 l’attuale segretario Dazio Franceschini e 328 Mario Adinolfi.
Ovviamente la rete è il regno di Grillo, e quindi i risultati potrebbero essere un poco gonfiati e non rappresentativi, invece, di tutti gli iscritti del Pd. Però i numeri sono talmente schiaccianti da non lasciare dubbi: se Grillo partecipasse alle primarie, vincerebbe.
Ma cosa farebbe questo comico da combattimento se ereditasse il partito che un tempo fu di Berlinguer ma anche di De Gasperi? Se si leggono i post del suo blog, si capisce facilmente il segreto del successo, mescolato a quel linguaggio un poco sguaiato che è il suo principale difetto ma anche il motivo per cui riesce a bucare, con un blog costato poco o niente, la comunicazione senza che tg o giornali si occupino di lui.
Leggiamo dall’ultimo post: Il PD è ostile alle rinnovabili, ostile al ripristino della votazione diretta del candidato, ostile al Parlamento Pulito, ostile a rifiuti zero, ostile alla diffusione della Rete e al suo accesso gratuito, ostile all’acqua pubblica, ostile a un massimo di due legislature per deputati e senatori, ostile alle inchieste di De Magistris e della Forleo, ostile a tutti i temi trattati nella Carta di Firenze.
Il PD è invece favorevole agli inceneritori, all’indulto di buona memoria, alle concessioni per tre televisioni nazionali regalate da D’Alema e da Violante allo psiconano, all’occupazione del partito da parte di un’oligarchia, all’acqua privatizzata, ai conflitti di interesse, alle centrali nucleari, alla militarizzazione di Vicenza con il raddoppio della base Del Molin, al Lodo Alfano, ai contributi all’editoria, all’occupazione della RAI da parte dei partiti. Fassino e sua moglie hanno accumulato 13 legislature. Quanti milioni di euro ci sono costati e con quali risultati per i cittadini?
Il “Movimento Politico Ostile” è ostile solo nei confronti di una ventina di persone, da Bersani alla Melandri, che si arrogano di rappresentare la volontà di milioni di italiani e disprezzano la società civile che ha partecipato ai Vday e che ha eletto quaranta consiglieri nei Comuni con le Liste a Cinque Stelle
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Inoltre, qualche giorno fa: un’informazione libera con il ritiro delle concessioni televisive di Stato ad ogni soggetto politico, a partire da Silvio Berlusconi. Temi troppo duri per le delicate orecchie di un Rutelli e di un Chiamparino. Ci sono milioni di elettori del PDmenoelle che vorrebbero avere un PDcinquestelle. Con questo apparato affaristico e venduto non hanno alcuna speranza.
Forse non tutto condivisibile, non tutto politicamente corretto, ma indubbiamente chiaro e tondo. Grillo parla come Berlusconi, ma dall’altra parte della barricata politica. È diretto ed essenziale. Un qualsiasi Franceschini, di fronte alle sue proposte, dovrebbe aggiungere tanti se e tanti ma. Da una parte la sua eventuale irruzione può far paura ai difensori delle regole tout court, dall’altra la sua esclusione significherebbe che non siamo ancora in tempo per un Obama all’italiana, checché se ne pensi di Grillo. Che comunque, se fosse tenuto ai margini, potrà continuare a scrivere cose come: Una domanda a Bersani: “Bassolino inquisito a Napoli come sta? E Carra condannato in via definitiva è un vostro deputato?”. Il giustizialismo non è tutto (vero Di Pietro?), ma l’ingiustizia è peggio.

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