MARTINSICURO – Ha tutte le componenti del classico caso di malasanità la storia di Giusepe Ferreri, pensionato di Martinsicuro rimasto sfigurato per un intervento di chirurgia plastica mal riuscita e conseguente alla rimozione di un carcinoma sulla testa. L’intervento è stato eseguito in uno degli ospedali più importanti delle Marche, e della vicenda si sta occupando il Tribunale per i diritti del Malato, mentre sono stati già informati sia il Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria Ospedaliera che l’assessore regionale alla Sanità Mezzolani.

Tutto comincia nel marzo 2008 quando a Ferreri viene diagnosticata nella struttura ospedaliera marchigiana quella che apparentemente dovrebbe essere una comune dermatite da sole, localizzata sul cuoio capelluto. A settembre però sul capo si manifesta una piccola escrescenza di circa 1 cm e dalla relativa biopsia viene rilevato trattarsi di un carcinoma. E’ evidente quindi che bisognerebbe intervenire subito per l’asportazione, ma qui comincia un lungo iter che porterà la situazione a complicarsi in maniera inspiegabile. Infatti alla prima visita, effettuata immediatamente dopo la diagnosi, il chirurgo plastico dell’ospedale, che dovrebbe effettuare ambulatorialmente la rimozione della cisti e la ricostruzione del cuoio capelluto, si dice disposto ad intervenire entro i successivi quindici giorni.

Ferreri si sottopone a tutte le visite pre-operatorie necessarie, ma i giorni trascorrono e la chiamata dall’ospedale per l’intervento non arriva. Nonostante i solleciti dell’uomo al reparto di Dermatologia Plastica, il chirurgo inspiegabilmente non è mai reperibile e anzi viene comunicato al paziente che il dottore visita esclusivamente presso il suo studio privato. Ai primi di dicembre, dopo la visita, il chirurgo comunica che l’intervento può essere eseguito non prima di gennaio 2009. Nel frattempo l’escrescenza sul capo aumenta di volume e Ferreri preoccupato telefona sollecitando l’intervento, ma senza ottenere risposta: alla fine verrà operato il 13 gennaio. La cisti però si era nel frattempo così espansa che la rimozione ha interessato una vasta area del capo, e la conseguente ricostruzione plastica del cuoio capelluto non sarebbe andata a buon fine, necessitando ora di successivi interventi e “ritocchi”, di cui uno già eseguito nel mese di marzo.

«Questa vicenda mi ha esasperato – ha affermato Ferreri – e mi sto muovendo legalmente affinchè tali spiacevoli situazioni non succedano anche ad altre persone. Sono un trapiantato di reni e sono già stato sottoposto a più interventi di quanti ne potessi sostenere, senza contare quelli che dovrò ancora fare. Su di me c’è stato un vero e proprio accanimento sanitario, con il risultato che fisicamente sono stato sfigurato e devo assumere molti più farmaci per i molti interventi subiti, psicologicamente ho dovuto aumentare le dosi degli antidepressivi ed economicamente ho sostenuto in tutti questi mesi ingenti spese di viaggio verso l’ospedale».

Una vicenda che molto probabilmente approderà ben presto nelle aule di tribunale per il risarcimento danni che l’uomo intende chiedere all’Azienda Ospedaliera e al chirurgo plastico.

«Era un caso clinico semplice – conclude – e si poteva risolvere in poco tempo e ambulatorialmente. E’ invece andata a avanti per mesi con mille complicazioni».

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