Da Riviera Oggi Estate numero 782

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nato a Milano nel 1914, Gualberto Rocchi si può definire come il ritrattista dei grandi personaggi, sia in Italia ma soprattutto all’estero, dove dice di avere avuto sempre più lavoro. Nei giorni scorsi Rocchi era nella Riviera della Palme ospite del dottor Alessandro Orlini, figlio dell’ex sindaco di Ascoli, presso l’hotel La Pace di San Benedetto. Lo abbiamo incontrato e ci ha raccontato la sua storia.

Come nasce questa passione?

«Sono figlio d’arte, mio padre era un musicista, sono cresciuto tra le cose belle, nell’arte, nella poesia. Durante gli anni della scuola, una volta sono entrato casualmente nell’aula dove si faceva scultura. Ho visto dei giovani che stavano modellando e ho avuto l’immediata sensazione che avrei potuto fare quello che stavano facendo loro, anche in modo migliore. Da lì ho scelto di coltivare questa passione e di proseguire con l’Accademia delle Belle Arti di Brera».

Si è ispirato ad un maestro in particolare?

«A Francesco Messina: il suo modo di modellare era affine al mio e ho imparato molto da lui. Mi sono così specializzato nel fare il ritratto, che è la cosa più difficile perchè è quel tipo di arte più soggetta a critiche e giudizi perhcè un ritratto o è somigliante o non lo è. Io ho avuto questa dote e l’ho sfruttata, anche perchè mi piace stupire gli altri».

Stupire?

«Sì, le persone si stupiscono quando vedono un ritratto o una scultura molto somigliante e molto fedele, c’è chi si commuove».

Cos’è per lei l’arte?

«È un mestiere fatto con estremo buon gusto. Io amo cercare di rappresentare il vero e fissarlo nella materia. La realtà secondo me viene filtrata atraverso la propria intelligenza, abilità e mentalità».

E dell’arte che non rappresenta il vero cosa ne pensa?

«Tranne qualche eccezione, secondo me è il rifugio degli incapaci: fare ritratti è difficilissimo e io mi permetto di pensarla così».

Come ha preso il via la sua carriera?

«Ho iniziato a fare busti dei miei familiari, poi ho proseguito con soggetti più difficili come i bambini: non stanno mai fermi ed è difficile fare loro un ritratto. Successivamente ho proseguito nel fare sculture soprattutto all’estero. Ho avuto infatti la fortuna di incontrare persone che mi hanno commissionato busti in Messico, negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Francia, in Spagna, un po’ in tutto il mondo insomma».

Qual’è stato il primo personaggio di rilievo che le ha commissionato un busto?

«Probabilmente Arturo Toscanini. Ho avuto modo di ritrarre anche la famiglia reale di Spagna, la famiglia reale di Danimarca, lo Scià di Persia, attori Jack Nicholson, Rex Hanrison, Henry Fonda e Richard Burton. Ho realizzato anche il premio che ogni due anni viene consegnato a hollywood per il miglior produttore, l’Irving Thalberg. Ho lavorato anche per Richard Nixon e di svariati senatori americani».

E in Italia?

«In genere ho avuto meno commissioni, non so il perchè. Ho realizzato busti di Arnoldo Mondadori, Giulio Andreotti, Franco Zeffirelli, Antonella Agnelli, la famiglia Monzino, proprietari della Standa».

Quale sono le ultime opere alle quali ha lavorato?

«Il busto di Amintore Fanfani che è stato inaugurato nel suo paese natale, Pieve Santo Stefano, vicino ad Arezzo. Un’altra opera alla quale ho lavorato recentemente è il Conte Aldo Brachetti Peretti, il proprietario dell’Api di Falconara, l’ho realizzata sia 20 ani fa che poco tempo fa».

Come è riuscito a contattare questi personaggi?

«In verità sono loro che mi cercano e che mi commissionano ritratti, statue o busti. I miei lavori sono sempre frutto o di fortunate coincidenze, o di un passaparola. Naturalemnte anche il saperci fare dà i suoi frutti».

Sta tramandando la sua tecnica a qualcuno?

«Sono pochi quelli che sanno fare questo mestiere bene. In realtà mi hanno anche proposto diverse volte di insegnare ma ho sempre rifiutato. Insegnare mi terrebbe legato ad un luogo, io invece amo viaggiare e girare il mondo».

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