SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’arte che si ispira alla comunicazione di massa per la celebrazione del mito. Così vuole la Pop Art, dalle sue origini agli albori degli anni ’50, attraverso le evoluzioni che i suoi maggiori rappresentanti hanno testimoniato con le loro opere.
Dal 4 al 22 luglio, con la mostra alla Palazzina Azzurra: “Il Mito. Da Andy Warhol a Schifano alla Digital Art”, si rende omaggio a questa corrente artistica e, in occasione del decennale dalla sua morte, a Mario Schifano, considerato l’esponente di spicco della Pop Art italiana e l’erede di Andy Warhol.

La Pop Art nacque a Londra nel ’50, ma  fu negli anni ‘60 che giunse al suo massimo sviluppo negli Stati Uniti, dove il cinema, la letteratura e la musica avevano trovato terreno fertile su cui generare personaggi pubblici e grandi marchi, pronti per essere interpretati dalle menti fervide degli artisti. La Pop Art rivoluzionò non solo i soggetti, ma anche i canoni della pittura: prendendo a prestito gli strumenti della comunicazione nella nascente società consumistica, diventò il simbolo della nuova vita dopo gli orrori delle guerre mondiali, ma anche una critica alla dilagante omologazione e mercificazione dell’individuo. Il maggiore esponente del movimento americano fu Andy Warhol.

In Italia la corrente fu accolta dagli artisti appartenenti alla Scuola di Piazza del Popolo, di cui Schifano fu uno dei maggiori esponenti insieme a Tano Festa, Giosetta Fioroni e Franco Angeli. Negli anni ’90 il movimento si avvicinò ai canoni del graffitismo e dell’underground, prendendo il nome di Neo Pop Art e trovando i suoi rappresentati in artisti come Marco Lodola ed Enrico Manera, collaboratore ed erede culturale di Schifano.

Insieme alle opere di Schifano – come ha spiegato il critico d’arte Giancarlo Bassotti – la mostra accoglierà quadri e sculture degli artisti che hanno fatto la storia di una delle correnti più eccentriche e popolari nel mondo. Oltre ai già citati, appartenenti alla Scuola di Piazza del Popolo, saranno esposte le opere di Nespolo, Ronda, Pizzetti, Veronesi, Panichi, Luzi, Rossi e Leccese. A chiudere il cerchio evolutivo della Pop Art nella contemporanea Digital Art (in cui la fotografia è l’origine della manipolazione artistica dell’immagine) ci saranno le opere di una delle giovani promesse dell’arte italiana: lo jesino Fabrizio Carotti.
Tutte i lavori provengono da collezioni private o da prestigiose gallerie d’arte.

La mostra, organizzata dall’Assessorato alle Politiche Culturali in collaborazione con Exhibition Art e Arte Sgarro, prosegue il percorso di esposizioni artistiche nella città, a partire dal museo a cielo aperto del molo sud. Come ha ricordato l’assessore Margherita Sorge, «il nostro obiettivo è porre San Benedetto al centro di un percorso dedicato all’arte contemporanea, pur con i fondi ridotti a disposizione. Per questa mostra siamo riusciti a contenere i costi al minimo».

“Il Mito” è di primo di due importanti eventi espositivi dell’estate. Dopo la Pop Art, alla Palazzina Azzurra, sarà la volta di Andrea Pazienza.

Per informazioni: Servizi per le biblioteche e i musei 0735/794588-464; www.comunesbt.it; musei@comunesbt.it

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