SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Riceviamo e pubblichiamo un lungo e articolato intervento da parte di Massimo Rossi, ex presidente della Provincia di Ascoli, con la sua analisi del voto e le sue valutazioni sul futuro.

Al di là del successo personale che molti hanno sottolineato, nessuno più di me può rammaricarsi per la traumatica interruzione dell’esperienza amministrativa avviata in Provincia cinque anni or sono sulla scia di un consenso elettorale senza precedenti.

Ma nonostante il rammarico, analizzando a freddo le ragioni di questa sconfitta, ripercorrendo i fatti che l’hanno determinata ed osservando la realtà politica del nostro territorio, ritengo di non avere nulla da rimproverarmi in quanto nulla avrei potuto fare oltre quello che ho fatto per evitarla.

La vittoria del centro destra è infatti il risultato di una precisa strategia politica messa in atto dal gruppo dirigente del PD piceno che, assolutamente disinteressato alla qualità del lavoro compiuto dall’amministrazione provinciale, ai contenuti, ai risultati raggiunti, al consenso riscosso nell’ambito della comunità locale e nazionale, ha ritenuto di interrompere con “la forza dei muscoli” tale percorso al solo scopo di assumere in proprio, pienamente, la guida dell’Ente.

Per evitare che qualcuno possa inquadrare queste mie affermazioni, inconfutabili, nel solito scaricabarile che caratterizza la ricerca delle responsabilità di ogni sconfitta elettorale restituisco l’analisi documentata dei nodi cruciali dell’intera strategia.

Dalla cronaca: un progetto di rottura lucidamente premeditato ed attuato

Tempi e modi della strategia di rottura dell’unità del centrosinistra sono facilmente ricostruibili; basta ripercorrere la rassegna stampa e gli atti del consiglio dell’ultimo anno.

Per ragioni di spazio presento solo un piccolo estratto:

6 Gennaio 2008 (Corriere Adriatico, edizione di Ascoli Piceno): Luciano Agostini, all’epoca vice presidente della Giunta Regionale, rispondendo ad una polemica sollevata da Amedeo Ciccanti afferma testualmente: “Forse al Senatore Ciccanti sfuggono due cose fondamentali, la prima è che il PD sostiene lealmente l’Amministrazione Provinciale ed il suo Presidente, dando un giudizio positivo del suo operato e traducendo questa convinzione non votando mai contro né in Consiglio, né in Giunta…”

29 Giugno 2008 (Corriere Adriatico, pagina regionale): la giornalista Lolita Falconi scrive: “Agostini lancia di fatto un pesante siluro in direzione di Massimo Rossi.. accompagnato da termini neppure troppo ecumenici”. “Se debbo dare un giudizio che però è del tutto personale sull’operato del presidente – dice Agostini – non posso che esprimermi in maniera negativa e molto molto critica”

Cos’era successo nel frattempo?

12 Marzo 2008 (Seduta consiliare per l’approvazione del Bilancio di previsione 2008): il Consigliere PD del collegio Ripatransone-Offida, Remo Bruni, intervenendo a nome del partito afferma: ”queste relazioni mostrano la grande mole di lavoro che questa Giunta e che questa maggioranza hanno portato avanti. Non solo, anche la chiarezza delle idee, dei programmi che vuole seguire per il futuro sviluppo del nostro territorio. Una visione di insieme molto ampia e nello stesso tempo molto concreta che scende nei particolari senza perdere una visione generale…Questa Amministrazione ha fatto e continua a fare delle scelte strategiche per il nostro territorio in particolare sui temi dei trasporti, la viabilità, l’edilizia scolastica, e la cultura… Scelte fondamentali che delineano il futuro del nuovo Piceno”.

16 Febbraio 2009 (Seduta consigliare per l’approvazione del Bilancio di Previsione 2009): dopo un’estenuante maratona durata tre sedute, lo strumento finanziario viene approvato senza il voto favorevole del PD che presenta ben 18 emendamenti con i quali chiede tra l’altro soldi per progettare un inceneritore di rifiuti e studiare l’arretramento dell’autostrada, allo scopo di rimarcare, enfatizzando le differenze strategiche, una diversa visione politica rispetto al Presidente ed al resto della maggioranza.

Cos’era successo nel frattempo?

Nulla di sostanziale, se non le elezioni politiche del 13 aprile 2008. La rottura dell’unità del centro sinistra, come dimostra quanto ho sopra riportato e molti altri documenti che per brevità non è possibile citare, è stata infatti una scelta precisa, assunta lucidamente e perseguita pervicacemente con ripetute prese di posizione ed iniziative destabilizzanti proprio a partire da quella consultazione elettorale ritenendo il PD che il 40% dei voti ottenuti (oggi dimezzatisi!) lo legittimasse pienamente a rivendicare la presidenza della Provincia. In una becera ottica di potere, la presenza alla guida dell’amministrazione provinciale di un esponente politico non appartenente a quel partito, più o meno adeguato al compito assegnato, appariva assolutamente intollerabile.

Lo squallido pretesto della divisione della Provincia

Non si venga a dire che il problema sono stati i criteri della divisione del patrimonio della Provincia.

Anche qui, basta rileggere la stampa e gli atti per ripercorrere la squallida strumentalizzazione della vicenda.

Il Messaggero del 23 Luglio 2008, pag. 36. Sotto il titolo ”La Maggioranza si ricompatta. Rossi: spero che anche la minoranza aderisca”, il direttore Franco De Marco scrive: “Alla fine, dopo 5 ore di intensa discussione nella quale si sono intrecciate ragioneria e politica, la fumata bianca c’è stata. La maggioranza di centro sinistra, con gli ascolani più sorridenti ed i fermani consapevoli di aver eliminato forse l’ultimo ostacolo, ha raggiunto l’accordo sulla divisione degli immobili…”. “Non nasconde la sua soddisfazione il segretario del PD Gionni: abbiamo dimostrato di essere una forza responsabile e di aver difeso gli interessi della collettività ascolana”. ”…Il documento votato all’unanimità dall’assemblea -commenta il segretario comunale PD Anna Casini- è stato determinante per ottenere la giusta valutazione di immobili come l’Hotel Marche e la scuola di Via Cagliari che erano stati sopravvalutati..”

La settimana successiva, nella seduta del 31 Luglio 2008, la delibera di indirizzo frutto di quell’intesa veniva approvata dal Consiglio Provinciale con 19 voti favorevoli (tutti i voti dei consiglieri di maggioranza presenti più uno di minoranza) e varie astensioni della stessa opposizione.

La faccenda era chiusa …a parte gli attacchi dell’Onorevole Agostini (..ancora lui) che il giorno successivo (2 Agosto 2008) dalle pagine de Il Messaggero affermava sarcasticamente che il sottoscritto aveva “svolto un gran lavoro a favore di Fermo”.

…Salvo poi rimettere tutto in discussione, rimangiandosi parole date e scritture, senza cura neppure per la propria dignità, all’unico scopo di giustificare comunque la rottura e l’aggressione strumentale.

Un po’ come in quella fiaba in cui un lupo (ogni riferimento a pseudonimi o appellativi è puramente casuale) pur di giustificare l’aggressione nei confronti dell’agnello lo accusa di sporcare l’acqua del ruscello dove lui stesso sta bevendo, sebbene il malcapitato si stesse dissetando più a valle.

Un altro squallido pretesto: le primarie

Alla luce di tutto ciò e di ben altro ancora, che tralascio per ragioni di brevità, va inquadrata e valutata la proposta, che definirei ridicola, delle primarie di coalizione.

Proposta ridicola ed offensiva per l’intelligenza dei cittadini, perché non ha senso contrapporre, alla fine di un mandato, un presidente della Provincia ed il suo vice.

Su cosa ci saremmo dovuti misurare e contrapporre, io ed il mio vice presidente, dato che avevamo collaborato per 4 anni? ..forse su chi è più bello o più simpatico?

Che senso avrebbero avuto le primarie di un presidente alla fine del primo mandato, eletto peraltro con il 55% dei consensi di cui 12.000 personali (altro che primarie)?

A meno che non si cercasse un rinnovamento alla fine del primo mandato; in tal prospettiva, la prima cosa che ragionevolmente andava fatta (ma a me è stata negata) era valutare il lavoro svolto; e allora, delle due l’una: o, in caso di valutazione positiva del percorso fatto, la squadra e il presidente non andavano cambiati (almeno questo detta il famoso “buon senso”… di cui il PD, paradossalmente, ha fatto lo slogan della propria campagna elettorale) o, in caso di valutazione negativa, il presidente uscente non poteva essere ricandidato e, dunque, per insufficienza di risultati doveva essere escluso anche dalle primarie.

Solo in quest’ultimo caso si sarebbe posta la necessità di individuare, fra più possibili nuove candidature (esclusa dunque la mia), la migliore da sottoporre poi al consenso dell’intero corpo elettorale.

Ma non sarà stato, invece, che le primarie a tutti i costi dovevano essere un’ennesima, inutile prova di muscoli tra gli aderenti ai vari partiti della coalizione?

Ed aggiungo, a coloro che ancora si rammaricano per il mio rifiuto di partecipare alle primarie, questo quesito: ”Se, come probabile, avessi vinto le primarie, in caso di vittoria elettorale come avrei potuto successivamente affrontare un nuovo mandato amministrativo con la spada di Damocle del giudizio negativo e la sfiducia del partito di maggioranza relativa?”

Avrei dovuto accettare, legittimandone la perversa logica etico-politica, un “calvario” simile a quello vissuto nell’ultimo anno di amministrazione provinciale? Un calvario sopportato solo per senso di responsabilità e senso del dovere dal sottoscritto e da quanti hanno continuato a sostenermi allo scopo di non lasciare l’istituzione nel caos, con una divisone incompiuta e con l’abbandono a metà del guado, solo per fare qualche esempio, di progetti come quello della Sgl Carbon, della progettazione dei fondi europei con i bandi in scadenza, della stabilizzazione dei precari… .

Il rifiuto di quella farsa non è stato quindi la conseguenza di un colpo di testa, di un atto di superbia, del timore di perdere (che francamente, senza presunzione, non ho mai avuto) o ancora, della sicurezza di superare il primo turno. Si è trattato invece di una decisione ragionata e condivisa tra quanti hanno partecipato a quella che ritengo una straordinaria esperienza amministrativa.

In realtà l’unica cosa che avrei potuto fare per evitare la divisione era togliermi di mezzo.

Come molti ricorderanno non ho escluso neppure questa ipotesi, sottoponendola persino ad una valutazione collettiva, attraverso una lettera aperta ai cittadini. Cittadini attivi, attori socio economici coinvolti nei numerosi progetti dell’amministrazione, operatori della cultura e dell’istruzione, ragazze e ragazzi che in gran numero mi hanno chiesto di continuare il percorso per non disperdere la progettualità avviata.

L’astensione al ballottaggio: l’unità che paga è quella volta a costruire.

Sebbene abbia già avuto modo di motivare ampiamente l’indicazione di “voto secondo coscienza”, diffusa dalla mia coalizione, e la personale scelta dell’astensione al ballottaggio, ritengo opportuno sgombrare il campo, anche in questa occasione, da letture fuorvianti che parlano ancora di risentimenti e vendette personali.

Personalmente ho riflettuto a lungo e mi sono ampiamente confrontato sull’accettare o meno l’invito a garantire “l’unità del centro sinistra per non far vincere la destra”.

Abbiamo ragionato in tanti sulla relazione fra tale scelta, in questa situazione, e la necessaria crescita di una moderna cittadinanza attiva e responsabile. Ci siamo chiesti se il cittadino attivo e responsabile, di cui c’è bisogno per un cambiamento, sia quello che vota comunque e chiunque, a prescindere dai comportamenti, purché appartenga alla propria squadra. Se è quello che vota comunque e chiunque, purché il suo voto serva a far perdere qualcuno (in questo caso Celani, in altri Berlusconi) anche nei casi in cui chi vince è simile, uguale o per certi versi peggiore di chi perde.

Se non avessimo discusso e deciso in base a tutto ciò, avremmo dovuto ammettere che in fondo, fino a quel momento avevamo solo giocato; avremmo fatto intendere che sono solo facili parole le speranze che abbiamo seminato e coltivato in una politica per la quale i comportamenti hanno un peso fondamentale nell’attivare la fiducia della gente; che in fondo ….non era vero nulla.

Per noi, invece, essere cittadino consapevole significa sentirsi corresponsabile delle scelte di chi si indica a rappresentarci. Che chi si sceglie non deve portare indosso solo la mia casacca, ma dev’essere capace di tradurre in operato coerente, possibilmente alto e nobile, il sistema di valori a cui mi riferisco.

Ed allora, fermo restando che non avrei potuto votare Celani per la distanza che mi separa dai suoi programmi e dal suo stile di lavoro, come avrei potuto votare comunque chi, come Mandozzi, non mi rappresenta perché nei comportamenti nega consapevolmente e costantemente ciò che predica, compresa l’unità del centrosinistra?

Come avrei potuto sostenere col mio voto quel partito e quei i dirigenti che localmente hanno messo in campo azioni di una spregiudicatezza, disinteresse del bene comune, menefreghismo dell’unità della sinistra, indifferenza rispetto agli interessi del territorio, spregio dell’intelligenza dell’elettore che qui sommariamente ho provato a tratteggiare?

Non ci sto quindi a sentirmi accomunare, da chi si disinteressa ai fatti o non li conosce, al resto di questa sinistra, considerata tutta colpevole senza distinzione perché si divide e da un brutto spettacolo di sé. E’ ora che gli spettatori si chiedano: chi è che sbaglia? quale sinistra? e davanti a questo che si deve fare? Votare sempre e comunque in massa ai ballottaggi “per sconfiggere la destra”, che invece si rafforza proprio per questa assenza di qualità e coerenza?

Personalmente penso che questo pessimo spettacolo continuerà fino a quando ci saranno cittadini ed elettori pronti sempre e comunque a guardarlo ed a “pagare il biglietto”, con il proprio voto.

A meno che si provi a ragionare… e se necessario anche a “fermarsi per un giro”, come io ho fatto questa volta, per poi tentare irriducibilmente di ricostruire.

Le ragioni di un nuovo inizio investendo il patrimonio accumulato

Quindi nessun rimpianto ma ancora tanta voglia di cambiare veramente.

“Piceno al massimo” è già sul campo per sostenere questo percorso di rinnovamento che dovrà coinvolgere società e partiti e a cui lavorerò umilmente insieme a tanti altri.

Mi impegnerò senza secondi fini di tipo personale; al solo scopo di non disperdere il grande e prezioso patrimonio di passioni, competenze, buona politica e speranza, cresciuto in questi anni di lavoro. Per investirlo in un nuovo progetto che dal basso vuole costruire un territorio ed una comunità giusta, vivace, bella e moderna.

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