SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Lo dice con spirito positivo e costruttivo, e lo sottolinea più volte. Ha il coraggio politico di affermare una verità lampante quanto spigolosa da ribadire, perchè potrebbe essere confusa per disfattismo, facile critica o peggio palese sfiducia.

E invece no. «La mia analisi deriva dal bene che voglio al mio partito, il Partito Democratico, ed alla stima che nutro verso questa amministrazione comunale». Eppure Loredana Emili non può fare a meno di tornare a chiedere un rilancio dell’azione amministrativa di Gaspari e giunta, un’accelerazione. Non è la prima volta che da assessore ai servizi sociali porta questo concetto all’attenzione del partito, della compagine di governo cittadino e dell’opinione pubblica. Ora, dopo la debacle elettorale di Mandozzi e del Pd, il concetto suona coerentemente anche come analisi del voto.
«L’azione amministrativa negli ultimi due anni di mandato deve trovare una svolta, un rilancio forte sui punti qualificanti del programma. Noto che c’è stato un piccolo appannamento, e quando l’ho notato in passato l’ho sempre fatto presente. Rimpasti? Guardate, la gente se ne frega delle quote di rappresentanza dei partiti o della poltrona a questo o a quello. La gente vuole cose concrete, opere pubbliche, servizi sociali. Segnali alla città, problemi risolti, insomma».

La tornata elettorale appena conclusa, per quanto riguarda San Benedetto, ha riservato una quota di consensi del 20% per la lista del Partito Democratico alle provinciali. Alle europee il centrodestra ha vinto. Insomma, però il Comune è un’altra cosa. «Sono contro i semplicismi, sappiamo benissimo quanto le varie disfide elettorali funzionino su piani diversi».

Per il Comune si è votato tre anni fa, stop. Però vorranno pur significare qualcosa i responsi successivi delle urne? «Certo, ma ci vogliono riflessioni ponderate più che sentenze. Vorrà pur dire qualcosa l’ottimo risultato del Pdl in termini di consiglieri provinciali eletti».

Torniamo all’appannamento. Perchè non si concretizza e cosa non si concretizza? A cosa dovrebbe dare la priorità il sindaco Gaspari?

«Parlo per i miei settori. Nel sociale abbiamo fatto veramente molte cose e ce lo riconoscono un po’ tutti: il centro Alzheimer, il nuovo asilo nido, le ludoteche, le politiche sull’emergenza degli indigenti o del disagio psichico. Forse i servizi sociali hanno meno visibilità. Forse negli altri settori, penso ai lavori pubblici, è una questione di tempi di maturazione».

Nel dettaglio a cosa si riferisce? A cosa suggerisce di dare priorità?

«Nei prossimi due anni devono giungere a compimento progetti su cui si lavora da tempo, come la riqualificazione dell’Albula, della pineta del centro, la questione del Ballarin sul quale in ogni modo dovremo intervenire. Dovremo avere frutti dal Piano Casa, insomma, di cose da fare ce ne sono. Serve che i frutti diventino maturi e vengano colti. Abbiamo necessità di fare “cose che si vedono”, che diventino patrimonio collettivo. Ho appoggiato pienamente il mio sindaco quando mesi fa parlò del ritorno in auge dell’investimento pubblico come mezzo per combattere la crisi economica. So che dare impulso ai lavori pubblici serve per battere la sfiducia. Ebbene, seguiamo questa strada, facciamolo e subito».

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