SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «La Sezione ritiene che al quesito debba darsi risposta negativa nei limiti e per le ragioni sopra indicate». La sezione regionale di controllo della Corte dei Conti delle Marche sembra proprio gelare le aspirazioni dell’amministrazione comunale a coinvolgere la Fondazione Carisap nella riqualificazione dell’area del Ballarin. Il vecchio stadio, acquisito dal Demanio un anno fa circa, fa parte del patrimonio indisponibile del Comune di San Benedetto e, proprio in quanto acquisito dal patrimonio statale grazie a un diritto di prelazione riservato agli enti locali, su di esso pende un vincolo di inalienabilità decennale.
A rendere pubblico il testo inviato dalla Corte dei Conti al Comune lo scorso 29 maggio, è il consigliere comunale del Pdl Bruno Gabrielli, protagonista in questi giorni di una querelle con il sindaco Gaspari proprio in merito all’accesso a questo atto: «Martedì finalmente ho potuto avere una copia della risposta della Corte, in ottemperanza a un mio diritto di consigliere comunale. Ero pronto a chiamare i Carabinieri in caso contrario. Sembra proprio che il sindaco abbia voluto tenere un velo di impenetrabilità sul contenuto della lettera, per evitare critiche e perdite di consenso prima del ballottaggio». Sulle accuse di arroganza fatte nei suoi confronti da Gaspari, l’esponente del Pdl risponde: «Il sindaco ha un’idea tutta sua di arroganza e di democrazia. La mia richiesta data 16 giugno, ho atteso giorni prima di rendere pubblico il ritardo della consegna della copia. E i consiglieri comunali di maggioranza che dicono? Li invito a ribellarsi a questo modo di fare». Gabrielli critica la gestione della vicenda, e ritiene che se il Comune avesse rinunciato al diritto di prelazione nell’acquisto dello stadio dal Demanio, partecipando a un bando, avrebbe potuto superare i vincoli attuali.
IL DETTAGLIO DELLA RISPOSTA Scrive la Corte dei Conti nella sua risposta, firmata dal presidente Giuseppe Ranucci e dagli estensori Andrea Liberati e Saverio Galasso: «E’ appena il caso di notare che il vincolo di inalienabilità esclude in radice che ai beni in questione possa riconoscersi o attribuirsi (almeno fino alla scadenza del termine decennale) il regime di beni patrimoniali disponibili, atteso che proprio la presenza (come nel caso di specie), o meno, di vincoli alla libera disponibilità costituisce il discrimen fra la categoria dei beni patrimoniali indisponibili e quella dei beni disponibili. Alla luce di quanto precede, il quesito nei sensi in cui è stato formulato trova risposta negativa. Una volta acclarato che le aree in questione sono assoggettate al regime dei beni patrimoniali indisponibili per un termine non inferiore ai dieci anni, ne deriva che non possa disporsene mediante contratti di diritto privato».
La Corte poi fa riferimento alla giurisprudenza in materia della Cassazione, del Consiglio di Stato e della Corte stessa, per cui il Comune potrebbe disporre di questo tipo di patrimonio solo tramite una concessione amministrativa sul bene “anche al fine di attribuire un diritto di superficie a tempo determinato per la realizzazione di opere che tuttavia alla scadenza accedono alla proprietà del Comune”.
Qui sta un nocciolo del problema: la Fondazione Carisap, per investire i dieci milioni di euro previsti dal suo piano triennale in una opera architettonica di pregio nella zona costiera del Piceno, pone come conditio sine qua non l’ottenimento della proprietà dell’area che gli viene messa a disposizione per l’investimento (assicurando l’uso pubblico dell’opera).
Ma la Corte scrive chiaramente che il Comune non può disporre del Ballarin con un ordinario contratto di diritto privato avente ad oggetto il diritto di superficie (una possibilità che alcuni mesi fa venne affacciata sulla ribalta da un parere legale richiesto da Bruno Gabrielli stesso, e che lasciò sperare in sorti migliori). Ne deriva inoltre che con i vincoli esistenti non è possibile vendere o promettere di vendere il bene “sia pure sub specie di proprietà superficiaria, dovendo escludersi la possibilità anche di eventuali clausole accessorie relative a un eventuale patto di vendita di cosa futura, in quanto esse si porrebbero in contrasto con la ratio legis che ha impresso al bene il regime di indisponibilità”.

Per rendere note queste ultime novità al consiglio comunale, l’assise è stato convocato in via informale giovedì prossimo alle ore 19.

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