Samb. Forse mi sbaglio, forse per il troppo amore do troppa importanza a quanto viene scritto su queste pagine ma sono arciconvinto che l’accordo Di Natale-Tormenti di cui si parla oggi non andrà in porto. Me lo lascia pensare l’umore del popolo sambenedettese che, mai come stavolta, vedo deciso sul da farsi. Per tutti intendo un buon 90%. Fino a prove contrarie. Ma di prove ne abbiamo avute così tante che le possibilità contrarie mi sembrano assolutamente aleatorie o ridotte all’osso.
Quando nell’ultimo mio DisAppunto scrivevo che il popolo rossoblu non avrebbe più accettato situazioni diverse da quelle super trasparenti, un lettore (baylasamb) che ora si vanta di sapere già tutto da tempo (conferma che la trattativa con Di Natale non è di ieri) mi ha scritto: ma Direttore la sua è una minaccia? E’ vero era una minaccia, quella che si sta realizzando in questi precisi momenti: l’amore per la vecchia Samb (già si parla di fondare una nuova realtà calcistica…) è giunto al capolinea e che per farlo rinascere non basterà una vita. A baylasamb che con il suo commento alludeva ad una minaccia violenta o cruenta da parte del popolo sambenedettese, dico che ora può gioire: se la minaccia di cui ho scritto troverà destinazione essa sarà molto più grande e peggiore delle minacce alle quali lui si riferisce.
Credo che i motivi appena esposti siano più che sufficienti per farsì che la trattativa Di Natale-Tormenti non andrà in porto. Cambio quindi argomento.
Lo stesso Baylasamb (qualcun altro in maniera simile ma in buona fede) ha ripetuto più volte che per avere una squadra di calcio (la Samb nel nostro caso) servono tantissimi soldi e, chi non ce l’ha, farebbe bene a mettersi da parte. Ha detto e scritto un’eresia che più grande non c’è: a memoria d’uomo, l’ultima volta che alla guida della Samb c’erano uomini con i soldi (lo si è visto quando hanno pagato “alla pedica” tutte le cambiali che avevano firmato, nessuno di loro è finito nel bollettino dei protesti o in galera, Zoboletti pagò due miliardi di lire) è il periodo antecedente l’era Venturato, vent’anni fa. Con le parentesi Torquati & C e Ugo Caucci, le cui possibilità erano legate alla categoria dilettantistica: loro non lasciarono debiti impossibili.
L’ultimo ventennio ha invece dimostrato il contrario di quello che, secondo me in malafede, affermava il lettore baylasamb. Ha dimostrato che per avere una squadra di calcio come la Samb non bisogna avere soldi ma semplicemente avere dimestichezza con i debiti e cioè aumentarli (non diminuirli come farebbero persone serie) con il sospetto non fondato che, quando hanno lasciato la Samb nella merda, avevano più soldi di prima. Fino a prove contrarie che, anche in questo caso, vedo inesistenti.
Credo che basti ma ci sarebbero da aggiungere anche personaggini come Natali ed Evangelisti che si permettono di gioire pubblicamente della retrocessione della Samb e che si fanno intermediari di una trattativa che blocca un rinato amore tra sportivi e gestione societaria. Il ricordo che ho dei due è la collaborazione donabbondiana dell’uno e la cattiva gestione anche dialettica dell’altro.
Se non mi fermo scrivo per due giorni perché per me la Samb è più che una squadra di calcio. E’ così da 55 anni e non mi vergogno di dirlo. Tantissimi a San Benedetto hanno la mia stessa “malattia”. Lì mi sento in buona compagnia. Grazie.

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