SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nel nostro paese si sa che le infrastrutture, per molti versi, sono carenti e molto stagionate nel funzionare male. In ospedale si fanno le code per accertamenti diagnostici di un certo tipo ( tac, risonanza magnetica ecc…) o per piccoli interventi, all’INPS per la liquidazione di pratiche di disoccupazione si aspettano mesi, le poste funzionano male con raccomandate che magari non arrivano mai a destinazione e non si sa poi più dove cercarle, la vecchia Alitalia ridotta al fallimento, le ferrovie dello stato con i soliti ancestrali ritardi e così via e chi ci rimette è sempre l’utente paziente che si lamenta ma non si ribella e ingoia il rospo.Parlo di questo perché anch’io sono rimasto vittima ultimamente di queste disavventure che mi hanno portato all’esasperazione e dato lo spunto per alcune riflessioni sul sistema Italia.Praticamente gli ultimi due mesi ho preso il treno Eurostar City (il miglior treno che le FS SpA ci offre da San Benedetto, sia come tempi di percorrenza che come confort) tre volte per andare a Lecco e Milano e sono arrivato tutte le volte con ritardi pesanti (150′, 25′ e 95′) e con l’aria condizionata che ti gelava o ti faceva fare la sauna).Faccio queste considerazioni perché conosco l’ambiente e trovo disarmante e avvilente che i problemi di 40 anni fa siano gli stessi di ora, se non peggiorati.
A sentire l’Ing. M. Moretti, Amministratore Delegato delle Ferrovie dello Stato S.p.A., nelle interviste che rilascia o quando va in televisione, loquace e molto sicuro di se, dice che le ferrovie saranno protagoniste nel futuro del paese , che faranno concorrenza all’Alitalia ( forse intendeva quella vecchia e sgangherata ) e quando lo sento parlare così, francamente mi sembra un marziano perché dice cose che non esistono: i treni sono sempre in ritardo, sporchi, senza acqua e carta igienica nel bagno, impianti di aria condizionata non più regolabili in maniera decente perché vecchi; ma forse lui si riferiva solamente al treno Freccia Rossa dell’Alta Velocità.
Penso inoltre (forse malignamente) che, da quando hanno istituito il parziale rimborso per i ritardi superiori ai 30′ per treni Intercity ed Eurostar, la dirigenza F.S., quando vede che questi tipi di treni non riescono a viaggiare entro quella fascia oraria di ritardo, li abbandonano al loro destino per salvarne qualche altro che rientra invece nella suddetta fascia, facendo così aumentare sensibilmente il ritardo già accumulato ai primi.
Morale della favola, se si capita malauguratamente in questi treni con ritardi superiori alla mezz’ora e difficilmente recuperabili, si rischia l’avventura: l’ultima volta che ho preso il treno (09/06/2009), l’Eurostar City 9764 delle ore 14,25 (partito da San Benedetto con mezz’ora di ritardo) è arrivato a Milano C.le alle ore 20,35 anziché alle ore 19.00 (le 4 ore e 35′, sono diventate 6 ore e 10′, con un ritardo di 95′) .
Sforzandomi, potrei anche capire la filosofia dell’azienda, ma fino ad un certo punto; non si possono esasperare situazioni fino al limite della sopportazione (a Bologna ci hanno tenuti fermi un’altra mezz’ora, facendo partire treni che erano arrivati in stazione dopo il nostro e meno importanti ), fino a quando la gente non ha cominciato a protestare e rumoreggiare!
Queste disfunzioni croniche sono indice scarsa programmazione, minimi investimenti, mal funzionamento degli apparati, dirigenza qualitativamente carente, mancanza di identificazione di responsabilità personali e soprattutto intoccabilità del posto di lavoro.
Il fatto appena raccontato è emblematico di un’Italia che riproduce sempre le stesse immagini da decenni, di un’Italia quasi immobile e che purtroppo riflette la mentalità e la cultura che è radicata nel nostro paese che fa molta fatica a cambiare.
*Opinionista

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