TERAMO – Il Pd spera in un possibile ribaltamento del risultato elettorale in Provincia attraverso il ricorso che l’ex presidente Ernino D’Agostino depositerà al Tar.

La vittoria del Pdl e l’elezione di Catarra si sono basati infatti su uno scarto di soli 29 voti, e a detta di D’Agostino nel corso delle votazioni si sarebbero verificate delle irregolarità che, se accertate, potrebbero ribaltare il risultato dell’8 giugno.

Innanzitutto le 5.957 schede che sarebbero state annullate nei vari seggi secondo criteri differenti: in alcuni infatti per lo stesso tipo di errore la preferenza sarebbe stata attribuita a Catarra, in altri invece sarebbero state annullate per D’Agostino. Poi ci sarebbe anche la questione del voto a Cermignano, dove un seggio era posizionato davanti ad una finestra attraverso cui era possibile vedere all’esterno e sotto la quale appunto sarebbero passati più volte  i candidati al consiglio comunale del paese. La violazione delle misure per garantire la sicurezza sono state segnalate ad urne ancora aperte da un rappresentante di lista del Pdl, attraverso un documento firmato e timbrato in cui si esponeva il fatto.

Altro motivo di contestazione poi sarebbe anche l’ineleggibilità di Alfonso Di Sabatino, candidato dell’Udc nel collegio Teramo 1, che non avrebbe potuto partecipare alla competizione elettorale in quanto svolge la funzione di revisore dei conti in Provincia.

A Bisenti invece, sarebbero state riscontrate irregolarità nella raccolta di firme per permettere alla lista Mpa (schierata con il centrodestra) di raggiungere il numero minimo per presentarsi alle elezioni. Ragion per cui se la lista non avesse potuto partecipare alla competizione elettorale, si dovrebbero annullare i corrispettivi voti ricevuti.

Infine tra le contestazioni del Pd c’è anche quello che è stato definito un “inquinamento comunicativo”: in base a quanto riferito da D’Agostino, in un’intervista ad una rete privata locale, il subcommissario comunale Eugenio Matronola ha erroneamente affermato che era possibile effettuare il voto disgiunto nelle provinciali, opzione che in realtà non è permessa e che dunque ha portato all’annullamento delle schede che gli elettori avrebbero compilato sulla base di quelle indicazioni.

Una battaglia a suon di carte bollate quindi che si annuncia piuttosto accesa dato che lo scarto di 29 voti costituisce una soglia piuttosto esigua da abbattere e che in caso di pronunciamento favorevole del Tar anche solo ad alcune delle questioni sollevate dal Pd si potrebbe avere un ribaltamento del risultato elettorale, con la prospettiva di un ballottaggio o addirittura di una vittoria del centrosinistra.

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