ASCOLI PICENO – Tanto tempo, circa tre mesi, per rivendicare, rimarcare ed incrementare il solco tra Partito Democratico e Massimo Rossi, ed appena due settimane per ricucirlo frettolosamente. Così Emidio Mandozzi cerca di ricomporre i cocci in vista del ballottaggio del 21 giugno con Piero Celani del Popolo della Libertà.

Una vicenda simile a quella vissuta dal protagonista del film comico “Ho vinto la lotteria di Capodanno”, in cui il personaggio interpretato da Paolo Villaggio, vessato dai colleghi al lavoro e stracolmo di debiti, decide di suicidarsi. Non fosse però che mentre sta ingurgitando un’immensa dose di detersivo, si accorge di essere il possessore del biglietto vincente della lotteria e di aver intascato cinque miliardi di lire. Immediata, di conseguenza, la corsa in ospedale e terrificante la lavanda gastrica alla quale viene sottoposto.

Il Pd come “Fantozzi” dunque? Poco ci manca. In campagna elettorale non sono mai mancati affondi nei confronti del Presidente uscente. Infrastrutture non realizzate; provincia di Ascoli divisa, indebolita ed azzoppata; promozione del territorio fallimentare con la «predilezione della nicchia a discapito della Riviera delle Palme» (parole testuali del sindaco di San Benedetto di qualche mese fa).

Ma come per magia, da lunedì pomeriggio, Massimo Rossi non è più tanto lontano. Niente più distanza di programmi, niente più incompatibilità tra le due sinistre. Al contrario, si predica l’unità, si auspica la pace, convinti che questa sia facilmente raggiungibile. Anche un bambino a questo punto si chiederebbe come mai questa soluzione non sia stata pensata precedentemente. La sfida al ballottaggio tra Celani e Mandozzi era in fondo prevedibile. Perché quindi non sondare prima il terreno con Rifondazione?

La rincorsa dell’ultimo momento appare disperata e tuttora è altamente improbabile che gli elettori di Rossi possano essere riconquistati. Checché ne dica il sindaco Giovanni Gaspari la situazione appare delineata. «Meglio la destra di Mandozzi»: chi ha fiutato gli umori nella sede “rossa” di via Curzi se l’è sentito ripetere una marea di volte.

Rossi ad ottobre rifiutò di concorrere alle primarie di coalizione, secondo il Pd, più per una sorta di ostinato orgoglio che per fondate e giustificate ragioni. Ma il presidente in carica, come ha dichiarato più volte, si sentiva già tradito e abbandonato politicamente dai suoi ex alleati. Certo, se le avesse fatte appare possibile se non probabile che si sarebbe imposto, prevalendo sullo stesso Mandozzi e mantenendo la leadership nel centrosinistra piceno. Ricordiamo che in molti lo stimano anche fra coloro che hanno la tessera dei Democratici. Rifiutando il confronto, volendo essere ricandidato come presidente uscente, ha fornito un viatico alle insofferenze del Pd, pronto ad intraprendere la strada della rovina.

Un Partito Democratico che, come Villaggio, è filato immediatamente in ospedale per una lavanda gastrica. Chissà se basterà. Nell’attesa possiamo solo ricordare che in “Ho vinto la lotteria di Capodanno” il protagonista i cinque miliardi non li ha mai intascati.

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