SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Carta canta, scrive Pietro Paolo Menzietti, ex dirigente della Multiservizi, a commento ulteriore delle cifre dei bilanci dell’azienda partecipata. In attivo fino al 2001, con i conti poi eternamente in rosso.
«La nuova politica fra le varie derive include quella di parlare di una azienda senza conoscerne i bilanci, il patrimonio, le attività, il personale» scrive Menzietti. Che poi snocciola le cifre tanto dibattute negli ultimi tempi: nel 1994 la Ams chiuse in attivo di 113 milioni, seguendo poi nel 1995 di 609 milioni, di 126 nel 1996, di 191 milioni nel 1997, addirittura di 3 miliardi e 146 milioni nel 1999 (a causa di una sopravvenienza per la costituzione della Start), e di 357 milioni nel 2000.
Di qui, tutti segni negativi: perdita di 776.240.127 lire nel 2001 (risultato però inficiato da una sopravvenienza passiva errata nel bilancio Start), e quindi di 205.986.211 nel 2002. Nel 2003 ecco una voce attiva, 283.039 euro, ma questa è dovuta al recupero della sopravvenienza errata nella partita Start, e, come spiega Menzietti, facendo la differenza fra i due valori anche il bilancio 2003 è passivo.
Continuiamo: perdita di 11.177 euro nel 2004, 30.832 euro nel 2005, 171.697 euro nel 2006, 59.962 euro nel 2007 (nonostante l’estensione dei parcheggi a pagamento su tutto il lungomare), e addirittura 338.958 euro nel 2008.
Termina lo storico rappresentante della sinistra sambenedettese: «L’Ams è ogni anno in utile dal 1994 al 2001; dal 2001 incomincia a perdere e perde ogni anno. Rimane un’azienda super capitalizzata perché nel tempo ha accresciuto il suo patrimonio e qualunque imprenditore privato sarebbe orgoglioso dei risultati conseguiti. Non ha bisogno di salvatori, necessita soltanto che il Comune di San Benedetto nomini amministratori in grado di gestire una azienda e che ad essi si assicuri piena autonomia nel loro lavoro. Se si continua come negli ultimi anni anche un grande patrimonio può essere dissipato, la strada è stata già intrapresa. L’altra necessità è quella di far conoscere ai cittadini, che sono i veri proprietari, i bilanci, il patrimonio e i progetti di sviluppo aziendale».

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