SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ramificazioni anche nel Piceno per l’operazione della Digos della questura di Brescia che nelle prime ore di venerdì ha portato a 6 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di 5 cittadini pakistani, tutti residenti in Italia, e di un hacker che opera nelle Filippine.
La Digos bresciana e l’Ucigos in collaborazione con l’Fbi statunitense hanno individuato e colpito un’organizzazione di hacker che entrava nei sistemi informatici di colossi multinazionali delle telecomunicazioni, acquisiva i codici di accesso che permettono di fare telefonate internazionali e poi ne traeva utili rivendendoli in vari Paesi, tra cui l’Italia. Una parte dei guadagni secondo gli inquirenti contribuiva a finanziare formazioni di matrice integralista islamica nel Sud-Est asiatico. Dieci i phone center sequestrati a Brescia, Reggio Emilia, Ancona, San Benedetto del Tronto e Macerata.
Gli inquirenti, qui nel Piceno, hanno messo in manette Iqbal Khurram, 29 anni, residente a Monteprandone. Alcuni mesi fa il pakistano gestiva un phone center della rete Globo a Porto d’Ascoli, in via Torino. Ora fa il barbiere. Presso la sua abitazione gli agenti hanno rinvenuto numerose fotocopie di documenti di identità e fototessere, compresi quelli dell’attuale titolare dell’esercizio telefonico, che è stato chiuso.

L’inchiesta, dice la polizia, era partita due anni fa, sulla base di informazioni dell’Fbi su un gruppo di hacker filippini accusati di essersi introdotti nei sistemi informatici di alcune compagnie telefoniche statunitensi per acquisirne i codici di accesso abilitanti alle chiamate internazionali.

Le indagini condotte a Brescia, dice la Polizia, hanno accertato che il quarantenne pakistano Zamir Mohammad, gestore di un phone center nella città lombarda, era il principale acquirente per l’Italia e la Spagna di questi codici che, a sua volta, in parte rivendeva ad altri gestori di phone-center, in parte utilizzava in proprio nell’ambito della sua attività di gestore di phone-center.

Secondo una denuncia presentata dalla statunitense AT&T, citata dalla polizia, dal 2003 il mancato incasso per la compagnia telefonica provocato dalla truffa assommerebbe a oltre 56 milioni di dollari.

Le accuse formulate per tutte le persone coinvolte sono associazione per delinquere finalizzata all’accesso abusivo a sistemi informatici e telematici, con l’aggravante di aver commesso il fatto su sistemi di interesse pubblico, detenzione e diffusione abusiva di sistemi informatici e telematici, truffa informatica.

Se la base operativa del gruppo si trovava nelle Filippine, un’altra è stata localizzata a Macerata. A Civitanova la Digos ha arrestato un pakistano di 39 anni, Zahir Shah, in regola con il permesso di soggiorno, titolare di un phone center.
Un altro pakistano di 40 anni, residente a Monte San Giusto, è stato denunciato a piede libero. Fra Civitanova, Monte San Giusto e Corridonia sono quattro i phone center messi sotto sequestro.

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