Da RIVIERA OGGI N. 779 di martedì 9 giugno

E’ finito il silenzio pre elettorale, è iniziato il “chiacchiericcio” post elettorale in attesa dei risultati definitivi ai quali seguiranno commenti, tutti in chiave ottimistica, mai in chiave autocritica. La realtà però è che i risultati, qualunque essi siano, non rispecchiano, se non minimamente, la voglia, auspicata da molti, di un vero cambiamento.
Quale cambiamento, però? Se pensiamo a “mani pulite”, quindi al periodo in cui tutti pensammo ad un futuro migliore, e valutiamo con attenzione i nostri giorni, scopriamo che nulla è cambiato, tutto è tornato come prima. Eppure quel periodo fu traumatico veramente con tante vittime. Innocenti e non.
Il fatto che non sia servito a fa capire anche che è normale quello che all’apparenza oggi non sembra.
Mi riferisco al fatto che la moralità di Berlusconi evidenziata, anche e principalmente, da giornali stranieri pare non interessi nessuno. Ma non è proprio così. Il vero problema è la disinformazione o meglio l’informazione sommaria. Quella della Tv che riesce ad esaltare più quello che si vede, meno quello che si ascolta.
Mi diceva l’altro giorno un politico sambenedettese che molta gente vota per sentito dire, senza assolutamente conoscere chi usufruisce della sua scelta e del potere che, votandolo, gli dà.
Arriva il giorno del voto e molti si chiedono: «Mò che faccio», si guarda intorno chiede a qualche parente, a qualche amico e via dietro il separè elettorale per una scelta assolutamente approssimativa.
Quanti sono coloro che votano così? Secondo me un buon 50/60 % dei votanti, i quali diventano però determinanti per l’esito finale. Sicuramente più di quelli non votano affatto per i quali ogni candidato (che stranezza!) dice che l’astensione avvantaggia i loro avversari. Un’altra dichiarazione approssimativa che non ho mai compreso.
Sono la conseguenza del voto non consapevole (o poco) di cui scrivevo sopra.
Negli anni 60-70-80 l’informazione sommaria premiava la Democrazia Cristiana (anche per motivi religiosi che nulla hanno a che vedere con la politica) e il Partito Comunista (perché legato alla rivalsa dei lavoratori più umili e veri), insomma Partiti che avevano ben incarnato due grandi categorie di elettori, trascinati da una rivalità quasi sportiva.
Due tendenze che, nonostante anni in cui la puzza di tangenti e nepotismo era sotto il naso di tutti, i due “colossi” non venivano minimamente messi in pericolo da piccoli partiti destinati a rimanere tali. In conclusione contava e conta ancora più l’aria che tira, che i veri fatti.
Un’altra cosa che non avevo mai capito è il motivo per cui Antonio Di Pietro avrebbe preso il 90% delle preferenze nel corso di tangentopoli e appena il 3/4 % a fine tangentopoli. Ho capito poi che l’informazione sommaria (la semplice “aria che tira”) fornita dalle vicende giudiziarie era stata sostituita da una potente opera informativa con la quale l’intelligentissimo Cavaliere seppe sfruttare l’anti comunismo. L’aria cambiò di colpo perché l’attuale premier aveva capito che gli italiani non sono gente che approfondisce ma segue il vento. Berlusconi sa anche sfruttare “magnificamente” le debolezze “naturali “dell’uomo, il quale mette quasi sempre i propri interessi davanti a quelli della comunità.
Negli ultimi vent’anni cavalier Silvio ha comandato a fasi alterne fino a diventare oggi un capopopolo senza rivali, simbolo del potere che non fa mai mancare, distribuendolo in giuste dosi, a chi sta con lui.
Questo tipo di informazione sommaria continua a farlo primeggiare: basta mettere la scritta Berlusconi sulla scheda e molti ci cascano. Il «ci cascano» non va interpretato in senso dispregiativo ma semplicemente furbesco.
Dall’altra parte il cosiddetto centrosinistra, i cui dirigenti non sanno più che fare dopo che la fede al “Partito che ti dice cosa fare” ha subìto e sta subendo un’involuzione naturale. Era già successo alla Dc quando si è capito che la cristianità non ha alcun legame con un partito o la politica in genere.
Dirigenti Pd (a loro mi riferisco con le dovute eccezioni) ai quali l’involuzione di cui parlavo prima, ha reso le cose molto più difficili, ora devono usare il cervello più di quanto era necessario prima. E qui, devo dirlo, il vantaggio di Berlusconi sui suoi avversari è enorme. Verrà il tempo che la necessità aguzzerà l’ingegno e molti “ex comunisti” o loro similari riusciranno a contrastare il cavaliere? Sicuramente. A San Benedetto, per esempio, vedo segnali positivi in questa direzione anche se a qualcuno le esperienze amministrative hanno fatto emergere materia grigia, ad altri ancora no. Almeno così sembra.
Secondo me, per la svolta vera e sicura occorrono, invece, almeno vent’anni. Quando, cioè, la maggioranza sarà costituita da elettori con una differenza fondamentale rispetto a quelli di oggi. A quei tempi la maggioranza sarà costituita da elettori cresciuti a pane e internet. Tempi in cui l’attuale predominante informazione sommaria farà il classico baffo ad informazione diffusa e più libera (internet), a beneficio di risultati sicuramente più rispondenti alle esigenze comunitarie.
Ogni volta che vedo Obana grido al miracolo. E’ giovane e non legato a lobby di potere che possano condizionarlo e che non sono riuscite ad evitare (per i motivi da me appena esposti) che, un uomo così sia salito sul trono più alto.
Molte sue iniziative ed il suo modo di ragionare stanno confermando le mie prime impressioni.
Come può essere successa una cosa del genere in un mondo quasi rassegnato al peggio? Grazie ad una nazione tecnologicamente dieci anni avanti e all’abilità dello staff di Obana che ha saputo bruciarne altrettanti. In Italia, come dicevo, i vent’anni ce li vorranno tutti per porre fine all’attuale informazione sommaria.

P.S. Via sms ho ricevuto questo complimento da un lettore di Riviera Oggi N. 778, edizione cartacea: «Ho letto il disappunto, è uno dei migliore di tutti i tempi, complimenti». Siccome è un amico che mi vuole bene, mi piacerebbe leggere pareri anche dai nostri lettori abilitati ai commenti. Grazie

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