SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Quando la pressione arteriosa non è attribuibile ad alcuna causa identificabile viene detta primitiva o essenziale ed è la percentuale più rappresentativa (più del 90 %). Per il resto dei casi si tratta di ipertensione secondaria, legata, cioè a patologie conosciute (renali, endocrine, neurologiche…).

I sintomi classici sono cefalea, sensazione di testa pesante, vertigini, ronzii, affaticamento, disturbi visivi, palpitazioni ma anche stato di confusione, malessere generale ed epistassi (perdita di sangue dal naso), tuttavia l’ipertensione può passare inosservata, perché in molti casi è asintomatica.

In Italia sono circa 10 milioni le persone ipertese ed ha origine da un quadro combinato di fattori genetici, ereditari e ambientali: familiarità, razza, età, stile di vita e dieta.

Se piccoli accorgimenti possono bastare per prevenire e curare la pressione, questi potrebbero non essere sufficienti, quando i valori pressori risultano marcatamente elevati e, soprattutto, quando l’ipertensione è associata ad altri fattori di rischio quali l’obesità centrale, il diabete mellito e la dislipidemia. In questi casi si dovrà trattare con un’adeguata terapia farmacologica, valutata dal medico o dal cardiologo.

In ogni caso, per prevenire e controllare l’ipertensione arteriosa si dovrà mettere in atto un sano e corretto stile di vita: riduzione del peso corporeo, se presente il sovrappeso, riduzione del consumo di sale (sia come sale da cucina in aggiunta al cibo, sia quello contenuto in alcuni prodotti alimentari: dadi per brodo, prodotti in scatola, insaccati, formaggi …) moderazione nel consumo di vino e caffè, abolizione del fumo e superalcolici, svolgimento di una leggera e costante attività fisica (camminate, bicicletta…) e, per quanto possibile, il controllo delle situazioni di stress.

Uno studio avrebbe messo in evidenza, soprattutto nelle donne, una correlazione fra la riduzione delle ore di sonno con lo sviluppo dell’ipertensione ed il rischio cardiovascolare.
Tali regole sono fondamentali per evitare tutte le complicanze e danni ad organi bersaglio: cuore, apparato cardiovascolare, cervello, reni ed occhi.

Sono stati recentemente pubblicati, dai ricercatori del “Beth Israel Deaconess Medical Center”, di Boston, i dati di una ricerca che prevedeva un regime alimentare ( la dieta DASH – Dietary Approaches to Stop Hypertension ), caratterizzata da molta frutta e verdura, formaggi magri e cereali integrali, pochissimi grassi e moderate proteine.

Lo studio ha evidenziato che la riduzione di sodio è importante ma non basta per ridurre l’ipertensione arteriosa, e la dieta, che ricorda molto la nostra dieta “mediterranea”, determinerebbe una riduzione del rischio di scompenso cardiaco.

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