SAN BENEDETTO DEL TRONTO – A poche ore dal voto, conosciamo meglio le motivazioni e il programma del candidato Daniele Primavera (Rifondazione Comunista, a sostegno di Massimo Rossi).

Lei perchè si candida alle provinciali?
«Il mio partito ha deciso di impegnarsi al meglio per sostenere la candidatura di Massimo Rossi, schierando una squadra giovane ma già ben identificabile dall’elettorato. Come capogruppo consiliare ho lavorato molto in questi tre anni in città e ho ritenuto giusto dare la mia disponibilità per difendere un progetto in cui credo, che oggi aggrega forze molto diverse nella società. Sono fiero di questa “contaminazione” e di questa apertura, alla faccia di chi ci vorrebbe settari e chiusi su noi stessi».

Teme che si sarà una scarsa affluenza al voto, almeno per quanto riguarda San Benedetto? Cosa direbbe agli elettori per convincerli a recarsi alle urne e a non cedere all’astensionismo?

«L’astensionismo è un grave problema, soprattutto per chi come noi si prefigge di abbattere i peggiori meccanismi della politica, il clientelismo, la spartizione partitocratica. Non votare è un segno di resa: ci candidiamo appositamente per dare una speranza a chi vorrebbe questo cambiamento e non trova punti di riferimento adeguati né nel Pd né tantomeno nel Pdl. Confidiamo molto nel consenso dei tanti disillusi, perché siamo forti di un lavoro sul territorio costante e disinteressato».

Da cittadino impegnato in politica, cosa vorrebbe dalla prossima amministrazione provinciale? In quali settori e come c’è bisogno di agire da parte di un ente che secondo la percezione di alcuni è reputato addirittura inutile?

«“Ovunque io guardi, c’è lavoro da fare” – per citare Obama, che ultimamente va di gran moda. Occorre ridare centralità alla città di San Benedetto e lavorare per superarne l’isolamento politico. Bene dunque la tutela del paesaggio, ma si investa per creare reti organizzate che permettano lo sfruttamento, mi si passi il termine, di questa ricchezza in modo efficiente su scala provinciale. Occorre poi procedere rapidamente nel completamento della bretella incompiuta, nella Metropolitana di Superficie, nel consolidamento di Parco Marino e Riserva Sentina. La vera valorizzazione dei luoghi passa attraverso la mobilità dolce, attraverso la ricostruzione di uno stile di vita “sambenedettese”, una qualità della vita che altrove non c’è. A chi percepisce la Provincia come un ente inutile, suggerirei di approfondire le sue competenze e il lavoro svolto in questi anni, che parla da sé. Rifondazione comunque fu l’unico partito a non votare la divisione della Provincia in parlamento. Ne vado fiero, gli stessi che oggi considerano inutili le province sono quelli che le hanno moltiplicate»

Che riflessi potrebbe avere il voto provinciale sulle dinamiche interne al Comune di San Benedetto? Se dovesse vincere il centrodestra, crede che il centrosinistra provinciale possa inaugurare un processo di riaggregazione?

«Noi non siamo mai stati pregiudizialmente contro il Partito Democratico. In Provincia ci abbiamo governato per anni senza grossi problemi e a San Benedetto ne abbiamo appoggiato un sindaco. I problemi in provincia si sono verificati recentemente, quando il Pd ha cominciato a ritenere di essere autosufficiente, di poter imporre le proprie scelte e i propri metodi. Mandozzi ha ben spiegato la cosa un paio di giorni fa, ritenendola naturale: Rossi non ha accettato il programma del Pd (mai discusso con Rifondazione) e le primarie, cioè il metodo del Pd. Insomma, gli altri devono fare quello che dice il PD: non mi pare una base di dialogo. Sono sicuro che dopo la sconfitta di Mandozzi ci sarà modo di ridiscutere con i tanti che, nel Pd, ritengono l’operato della giunta provinciale di alto livello. Quanto alla questione sambenedettese, temo queste elezioni provinciali avranno un effetto deflagrante. L’ambiguità si paga cara e credo che Gaspari lo sappia. Comunque, gli assetti della giunta non ci riguardano più, e restiamo concentrati sul nostro ruolo di opposizione, contro una giunta che fino ad oggi ha saputo solo promettere».

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