Da Riviera Oggi in edicola numero 778

GROTTAMMARE – Ultima corsa prima del voto alle provinciali, il 5 e 6 giugno, ultime battute da parte dei candidati.

Questa settimana abbiamo ascoltato Marco Listrani, fisioterapista da quasi 20 anni, offidano di nascita ma residente a Grottammare. Si candidò lo scorso anno alle amministrative grottammaresi con La Destra a supporto del PDL, quest’anno si candida alle provinciali con lo stesso gruppo, per il candidato Stefano Cannelli.

Perché la sua candidatura alle provinciali?

«Premetto che per fare vera politica occorrerebbe parlarne  quando non sono in corso le elezioni. Personalmente non ho bisogno di una poltrona, lavoro 13 ore al giorno, ma mi sono candidato per far prendere coscienza alle persone: abbiamo perso il contatto, il rispetto, la condivisione. Lo vedo quotidianamente con il mio lavoro, prendo impegni che debbo rispettare con le persone che curo, devo lavorare duro. Dovrebbe essere così anche nella politica, corciarsi le maniche e lavorare».

Com’è la politica oggi?

«La situazione non è rosea, ci è sfuggita di mano l’umanità, si parla di aeroporti di borghi, ma mancano le piccole cose. Gli strumenti che abbiamo politicamente sono buoni, è proprio la politica che viene fatta a non essere sana, le chiacchiere sono tante, parliamo della Provincia quando mancano i marciapiedi per i disabili. A me stanno bene tutte le proposte che vengono fatte, ma ci vuole chi si accorcia le maniche per lavorare. Ci serve la politica del fare, una politica che in questo senso non ha colore».

Quindi quali sono i suoi obiettivi

«Quello di dare voce a chi non ce l’ha attraverso la mia, migliorare la vita quotidiana, permettere alle persone di sorridere e di vivere meglio. Basta sperperare i soldi, occorre farli fruttare per le piccole cose, progetti utili, aiutare i disabili, le famiglie che ne hanno davvero bisogno. Alcune persone non hanno più speranza e quando non hai più speranza arrivi anche  a fare gesti estremi. E purtroppo ne ho viste parecchie di queste persone, a volte basta una parola, un gesto. Inoltre andrebbe combattuta la criminalità, non si può vivere nella paura, perché poi scatta un meccanismo vizioso che mette sempre tutti sul chi va là e si vive male».

Un suo pronostico?

«Non ne faccio, come andrà andrà. Spero ovviamente in un risultato positivo, per poter dare una svolta alla sanità locale: senza la salute non si va da nessuna parte, non serve fare progetti».

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