SAN BENEDETTO DEL TRONTO -Approfittando della visita di Pierluigi Bersani nel piceno, Emidio Mandozzi, candidato presidente della Provincia per il Partito Democratico, non ha esitato nell’attaccare ancora una volta il suo ex alleato ed oggi avversario Massimo Rossi.

La divisione tra il Presidente uscente ed il vice di un tempo pare non aver convinto a pieno gli stessi elettori del Pd e proprio per questo motivo Mandozzi preme affinchè vengano rese note le reali (a suo avviso) motivazioni che hanno portato alla clamorosa rottura dei mesi scorsi.

«La mia candidatura  – ha spiegato l’ex sindaco di Spinetoli – rappresenta un modello diverso rispetto al liberismo di destra e all’ottica radicale della sinistra, che vorrebbe che tutto restasse com’è. Abbiamo cercato un dialogo e l’unità in qualunque modo, ma Rossi non ha voluto. Da parte sua non c’è stata né una condivisione del programma, né una partecipazione alle primarie interne che avevamo indetto».

Una crisi che ha trovato una delle sue giustificazioni nella ormai famigerata “questione Fermo”: «Il Presidente ha svenduto 16 milioni di euro di beni immobili patrimoniali alla provincia nascente. Non eravamo d’accordo, non lo siamo mai stati e solo grazie al nostro intervento questo danno è stato limitato».

Ma la frattura è totale e ha riguardato, come in passato, anche la viabilità e le infrastrutture: «Su questo campo il Piceno è molto indietro. Opere come la Bretella, la Mezzina e l’arretramento dell’A14 sono necessarie ed in questi anni non hanno trovato futuro per colpa di un atteggiamento fermo e arretrato»

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