SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Rimini, 2002. Era il 19 maggio, al Riviera c’erano quasi novemila spettatori sotto una pioggia battente simile a quella odierna. Samb in vantaggio per 2-0 con gol di Criniti e De Amicis nel primo tempo, raggiunta nel finale dalla Ricchiuti band. Addio C1? Nient’affatto. Scrivemmo: la Samb ha dimostrato di avere più frecce nel proprio arco. Tanto fu: a Rimini i rossoblu dominarono con il passare dei minuti, fino al gol di De Amicis.
Quattro anni dopo, altra Samb dei Miracoli dopo quella di Colantuono che inanellò nove vittorie consecutive che valsero l’accesso agli spareggi. Senza presidente, con la società fallita e gli stipendi azzerati, capitan Colonnello e compagni prendono tre scoppole (ad una) a Lumezzane. Sembra tutto perso ma all’interno dello spogliatoio monta una rabbia concreta. Saranno quattro le reti segnate dai rossoblu (ne bastavano due!) con Macaluso straordinario protagonista, il sogno di ogni tifoso concretizzato per passione alla maglia.
In mezzo, la semifinale play off con il Pescara, vinta 1-0 in casa e poi persa 2-0 a Pescara, con un pessimo arbitraggio, e l’altra semifinale, contro il Napoli (1-1 in casa, 2-0 a Napoli). Due partite, queste ultime, un po’ sui generis, comunque.
Ma è dai primi due esempi che occorre ripartire. Questa Samb ha le armi per vincere a Lecco, è il Lecco che dovrà temere la forza dei rossoblu e dei suoi mille tifosi che dovranno per forza di cose prenotare al più presto il biglietto e il posto del pullman. Oltretutto Lecco e Samb sono due squadre speculari, avendo avuto in campionato i peggiori rendimenti interni. Giocare in casa o in trasferta cambia poco. Senza dimenticare che la componente psicologica per i giocatori di Pellegrino non è semplice: giocare in casa per due risultati su tre rischia di essere controproducente nell’approccio alla partita, come il Rimini (ma anche il Lumezzane) dimostrano.

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