SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si parva licet componere magnis, l’immagine chiave per questa storia vogliamo sia quella del Pablito Rossi dei mondiali ’82. Incolore e grigio, travagliato nei muscoli, mutò nel mito riscattando tutto e lui stesso di fronte agli dei del calcio, o almeno a coloro che si credevano tali. Da Zico al Lecco, il mito lo conosce bene anche questo centravanti rossoblu che viene proprio dalla terra verdeoro che accanto agli incubi della sua storia riserva un posto anche all’esile castigatore venuto da Prato. Remember Sarrià?
Se è lecito paragonare le cose piccole alle grandi, è lecito anche sperare nelle cose piccole pensando alle grandi. E immaginare che anche in una finale play out per non scendere all’inferno della Seconda Divisione (ohibò, che nome gelido) ci può essere un centravanti a corto di gol che apre le ali e vola sotto una montagna di compagni che lo abbracciano.
Renan Pippi: 25 anni, brasiliano atipico, molto fisico e tecnica discreta, centravanti di movimento, centrattacco boa, eroe di Portogruaro ma poi basta. Sfortunato e non sereno finora, tranquillo e speranzoso oggi. La cura Rumignani.
Il guru friulano crede molto in lui e a Busto Arsizio quel suo oscuro lavoro per tenere alta la squadra nel primo tempo sortì il suo effetto. Altro che alti, quel giorno in terra lombarda rimanemmo a galla. Ora c’è lo stesso bisogno: non affondare. Contro il Lecco Pippi potrà giocare titolare. Questo dicono le carte, o quantomeno le voci di spogliatoio. In coppia con Cammarata, in un 4-4-2 all’insegna dell’equilibrio e della concentrazione.
«Ho avuto infortuni e qualcosa di psicologico che non mi ha fatto sbloccare», riconosce il brasiliano con lo sguardo da europeo. «Dopo Portogruaro (a ottobre segnò una doppietta e si procurò un rigore, urla poi strozzate in gola per tutto l’anno, ndr) mi infortunai pesantemente. Poi devo dire che Rumignani ha creduto in me, mi ha dato la carica giusta. Domenica sarà la partita della vita, voglio lasciare un segno a questa città. Voglio dimostrare che ci sono, che sono ancora vivo. A me, alla città e al suo bellissimo pubblico».
Al suo futuro non ci pensa, ancora non sa cosa accadrà con il suo prestito dalla Triestina. Sa che vuole volare e farci volare, questa domenica. Il capriccioso dio del calcio, si sa, spesso sa anche essere ripetitivo nella sua scostanza. E allora speriamo tutti assieme nella ripetitività del mito del centrattacco a corto di materia gol che torna re.

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