SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Potremmo definirla la “polemica infinita”. A dieci giorni dal voto non sembrano infatti placarsi i contrasti riguardanti la Multiservizi di San Benedetto e, per bocca del consigliere comunale del Pdl Pasqualino Piunti (candidato anche per le Provinciali dove, in caso di vittoria di Piero Celani, avrebbe la carica di vicepresidente) non mancano ulteriori accuse e frecciate.

Al centro dei suoi attacchi, oltre al sindaco Gaspari, sono finiti sia Nazzareno Trevisani, dirigente dell’azienda dal 1994 al 1999, che Felice Gregori, protagonisti nei giorni scorsi di dichiarazioni destinate proprio a Piunti e a tutto il Pdl.

«Le opinioni degli addetti ai lavori non ci interessano. Di Trevisani ricordiamo solamente l’abilità nel salvaguardare il suo ruolo, anziché quello degli operai»: sbotta l’ex vicesindaco. Più severo invece il giudizio sul coordinatore comunale del Partito Democratico, che aveva colpevolizzato il centrodestra di strumentalizzazione politica: «Gregori? Un signore che firma comunicati che sono il frutto di farina altrui».

Il dito, come annunciato, si sposta poi sul primo cittadino, paragonato addirittura ad Achille Lauro: «Ho trovato esilarante la decisione di Gaspari, alla vigilia del voto, di far impegnare Mandozzi nell’acquisizione di quote societarie. Così facendo ha rinverdito la mitica figura dell’armatore napoletano che, andando nei vicoli della città, donava la scarpa destra ai partenopei e rimandava a vittoria avvenuta la concessione della scarpa sinistra». Ed ancora: «Quest’amministrazione ha preso di mira i dipendenti di un’azienda pubblica usando delle motivazioni puramente ideologiche. Dovesse passare questa logica, una volta al governo noi dovremmo desertificare tutto l’ufficio dell’Urp!». Una battuta al veleno, alla quale però si aggiunge successivamente anche una seria constatazione: «Desidereremmo capire come mai una società in grave perdita, pochi mesi fa abbia potuto acquistare un immobile ad Acquaviva di ben 250 mila euro».

L’affondo, tutt’altro che tenero, fa supporre che la “querelle” sulla Multiservizi non sia terminata qui. Alla prossima puntata.

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