ELEZIONI. Impazza la propaganda ed il compito del cittadino che vota si fa sempre più difficile. Siamo ad un bivio nel quale la confusione regna sovrana. Nel senso che sono notevolmente aumentate le tipologie di elettori. Prima erano due o tre: riguardavano quelli che si affidavano ai suggerimenti del “suo partito”, quelli che votavano (in segno di protesta) chi sapeva meglio “attaccare” il potere e coloro che (tra bianche, nulle e non voto) dimostravano la scarsissima fiducia in chiunque facesse politica.
Numero in forte aumento quest’ultimo che, appunto, continua ad incarnare tuttora quella tipologia di elettori (e una). In decisa diminuizione chi vota il candidato comunista, democristiano, socialista, repubblicano, democratico, della libertà, eccetera: perché ha fede e fiducia nella “bandiera” che ritiene lo rappresenti (e due).
Tipologia in calo perché si capisce sempre meno il ruolo di certe sigle. I Ds (in riferimento alle elezioni provinciali) quattro anni fa, su precisi ordini romani (così si dice), decisero che a Palazzo dei capitani doveva andare un rappresentante di Rifondazione Comunista (Massimo Rossi), tutta la sinistra accettò e fu una specie di plebiscito per l’ex sindaco di Grottammare.
Oggi (terza e quarta tipologia), tacendo Roma (o no?), i due personaggi che avevano calamitato le preferenze di Diesse e Rifondazione, si stanno letteralmente “scannando” per far capire che Roma nel 2005 aveva scelto bene (pro Rossi) o che aveva sbagliato, magari aggiungendo che le poltrone vanno una volta a te e una volta a me (pro Mandozzi) con la variante che, avendo fatto il vice, chi meglio di lui può sapere dove e come il “leader massimo” aveva sbagliato.
Non finisce qui. La quinta tipologia, la meno numerosa riguarda gli ex elettori di centro destra che non hanno accettato la scomparsa del proprio partito (An): chi voteranno? O nessuno o addirittura a sinistra puntando esclusivamente all’uomo e non al partito che lo rappresenta.
Certamente molto più compatto il Pdl rispetto al “centro sinistra” dove la situazione appare molto più frastagliata con una grave confusione di fondo. Vi troviamo altre due specifiche tipologie di elettori (la sesta e la settima) a causa della presenza di Antonio Di Pietro e del suo Idv: come possono conciliare tra loro due correnti di pensiero che definire opposte è un eufemismo?
I puri sostenitori dell’ex Pm (e lui stesso) vedono il Pdl come il Diavolo (il principale nemico) e il Pd come il partito che incarna un vecchio modo di fare politica molto lontano dai valori che dicono di rappresentare. A tal proposito, a precisa domanda, Di Pietro ha risposto che sta con il Pd perché non vuole limitarsi ad essere un movimento di protesta ma che punta a governare. Come potrebbe è dura da capire. Specialmente se il leader abruzzese continua a guardare con così poca attenzione chi lo rappresenta nei vari territori. Molto più lineare e, secondo me, più corretta e coraggiosa la posizione della Lega (ottava tipologia) che appoggia ma non si fa fagocitare, o fagocita, il suo super alleato. Ognuno per la strada sua perché le differenze di pensiero sono quasi opposte. Mi piace descrivere Bossi & C. con un iperbole: stanno rappresentando i lavoratori come anni fa faceva il Comunismo ma sono certo che nessun “rosso” voterà per loro: se non fosse così ci troveremmo di fronte alla nona tipologia. Che casino.
Un lungo discorso per dire che l’incertezza dei risultati finali è grandissima, mai come stavolta. Un vero caos dal quale i perdenti avranno molto da meditare ma anche da guadagnare. Io non lo considero un male, anzi. Forse, potrebbe essere il preludio ad un modo di proporsi, da parte del candidato, in molto più trasparente di prima ed in funzione del proprio passato non di un futuro ricco di promesse poi regolarmente non mantenute. E’ il mio pensiero, niente di più. Grazie.

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