COLLI DEL TRONTO – «Non ha senso pensare ad una azienda ospedaliera unica fra Ascoli e San Benedetto che non preveda un nuovo ospedale unico con più tecnologia interna di un centro Nasa». Parole di Giuseppe Zuccatelli, direttore generale della zona territoriale 13 dell’Asur. Il manager della sanità pubblica di Ascoli Piceno lo dice a chiare lettere, quello che per lui deve essere lo sviluppo successivo all’istituzione dell’azienda ospedaliera unica di San Benedetto-Ascoli.
Le domande sono tante, e il vertice di medici e manager tenuto venerdì mattina al Villa Picena di Colli è occasione ghiotta per porle. Quanti fondi a disposizione avrà questo nuovo assetto della sanità pubblica nel sud delle Marche? E, quindi, come si tradurrà questa raggiunta autonomia gestionale? Come far capire ai cittadini che il termine “Area Vasta” non è solo un concetto organizzativo? Che fine farà l’ospedale di San Benedetto, fra progetti di ospedali unici di vallata e studi di fattibilità che prevedono un fabbisogno di 25 milioni di euro per metterlo finalmente a norma e razionalizzarne la struttura kafkiana?

«Ma voi vi immaginate che un ospedale fra Ascoli e San Benedetto verrà potenziato e uno invece lasciato sguarnito? Questo sarà impossibile. Nel percorso che porterà al nuovo ospedale unico, non si dovrà tralasciare la manutenzione dei due ospedali esistenti», dice ancora Zuccatelli. Potenziare i servizi di Emergenza e Urgenza a San Benedetto, rendendoli di alto livello, potenziare l’alta diagnostica e la chirurgia programmata ad Ascoli: il leit motiv è «due padiglioni dello stesso ospedale, a 30 chilometri di distanza l’uno dall’altro».
Le risorse economiche? Il dirigente del settore Sanità della Regione, Carmine Ruta, ha illustrato un piano di investimenti che tramite un accordo di programma con lo Stato prevede una spesa di 19 milioni di euro come primo stralcio per l’integrazione Ascoli-San Benedetto. Poi la Regione ha stanziato 130 milioni, di cui 65 per le Marche del sud e 65 per l’altra nascente azienda ospedaliera unica di Pesaro e Fano.

Le liste di attesa scenderanno? La mobilità passiva verso l’Abruzzo diminuirà? Per Ruta quella che è in corso è una opera di «razionalizzazione indispensabile, che certamente avrà influssi positivi sulle liste di attesa. Si diversificano i servizi sanitari fra Ascoli e San Benedetto, quindi si possono individuare meglio i settori più deboli sui quali investire. Il volano degli Ospedali Riuniti sarà un nuovo reparto di Neurochirurgia, che ridurrà l’esodo di pazienti verso Teramo. Ad Ancona ce ne sono due, occorre portarne uno dei due nel sud delle Marche». Domanda: quale dei due poli avrà questo servizio? «Bisognerà valutare». E sta a significare? «Dobbiamo uscire dal vecchio concetto di ospedale, oggi occorre pensare l’offerta sanitaria in termini di rete, evitare le duplicazioni, evitare specializzazioni mediche che hanno bacini di utenza troppo ristretti, rivalutare gli ospedali locali come poliambulatori che possono assistere i pazienti over 65 dopo la loro dimissione dai ricoveri». Zuccatelli aggiunge: «I problemi della quotidianità vanno risolti con un equilibrio fra le tre autonomie, quella della politica e dei sindacati, quella dei professionisti medici, quella dell’azienda sanitaria».

Ma per avere un nuovo ospedale ci vogliono tempi biblici? Ruta manifesta ottimismo: «A Osimo per la nuova struttura abbiamo concluso la gara d’appalto, che è durata cinque mesi. Poi i tempi di lavoro sono stabiliti in 36 mesi. Per creare un nuovo ospedale da 350 posti letto ci vogliono tre anni».

Fra i medici del “Madonna del Soccorso”, hanno espresso le loro opinioni i dottori Luigi Curatola (neurologo) e il primario di Anestesia e Rianimazione Mario Narcisi. Meritano di essere riportati. Curatola ha messo in evidenza che negli ultimi anni le nuove acquisizioni dell’ospedale civile in termini di macchinari e strumentazioni mediche sono state tutte targate Fondazione Carisap. Il pensiero che suscita questo fatto è: la Regione dov’è stata? Narcisi invece ha voluto rassicurare i cittadini sul fatto che «senza la condivisione degli operatori sanitari non si va da nessuna parte. Vigileremo sul fatto che permanga ogni garanzia possibile per i cittadini».

Insomma, la macchina degli Ospedali Riuniti si è messa in moto. L’ospedale unico, per i tecnici, è il naturale sviluppo del processo. Toccherà ora vedere come agiranno i politici, quelli ascolani, quelli sambenedettesi e quelli della vallata, quelli della Regione. Perché un conto è dire facciamo un ospedale nuovo visto che serve, un altro conto è decidere dove farlo.
Una cosa è sicura: oggi nella sanità pubblica le vacche grasse non ci sono più. Bisogna stringere la cinghia. Le Marche non sono affossate come altre Regioni in cui la sanità è commissariata o con passivi enormi. «Siamo una delle Regioni più virtuose – assicura Ruta – ma nel giro di cinque anni i tagli statali ci imporranno di razionalizzare sempre più le spese». Insomma, la quadratura del cerchio andrà trovata fra risparmio, efficienza e capillarità dell’offerta sanitaria.

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