SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Fuori c’è il sole, un gran caldo, gente vestita in abiti da mare. Entri nella hall dell’albergo e con uno sguardo superficiale ti può anche sembrare un normale pomeriggio di piena estate, con i bimbi che guardano i cartoni animati dopo il pranzo, gli adulti che indugiano dopo il caffè, gli anziani seduti al fresco per fuggire all’afa.
E invece no. Siamo nella hall di uno degli hotel sambenedettesi che dai giorni immediatamente successivi al tragico 6 aprile si sono messi a disposizione per ospitare gli sfollati dal terremoto, i cittadini de L’Aquila e dintorni che hanno visto la propria casa danneggiata, resa inagibile, sfregiata dalla violenza del sisma e, in alcuni casi, anche dall’incuria umana dei costruttori sui quali la magistratura sta indagando.

Siamo stati nelle strutture ricettive che ospitano famiglie con bambini, anziani, adulti che hanno ripreso a lavorare e fanno i pendolari ogni mattina fra la capitale dell’Abruzzo e San Benedetto. Se ne parla poco, ma noi spesso anche a pochi metri dalle nostre case abbiamo dei nuovi vicini di casa protagonisti di un limbo spazio temporale non augurabile. Sono lì, sospesi, vivono in luoghi confortevoli, per carità, ma non hanno più le certezze delle loro abitazioni, la struttura mentale che ti rende la vita normale, consueta.

Fino a quando? La situazione varia da struttura a struttura. L’hotel Maestrale, per esempio, ha bloccato le prenotazioni per l’estate e si è reso disponibile ad ospitare i terremotati fino a quando ce ne sarà bisogno, senza un termine. Anche durante il prossimo inverno. Dei 75 ospiti, alcuni hanno avuto la casa distrutta, altri danneggiata. Ci sono coloro che abitavano in quella che oggi è la “zona rossa” de L’Aquila, altri che attendono la fine del maledetto sciame sismico per avere finalmente un responso definitivo sulle condizioni di agibilità della propria casa.
I proprietari dell’albergo ancora devono ricevere i rimborsi dallo Stato per le spese che sostengono per ospitare gli sfollati. Certo, le banche stanno abbastanza “buone” con loro, perché lo Stato ha stabilito una garanzia sui prestiti, anche se solo del 5%.

Visitiamo poi l’hotel Canguro. Assieme all’hotel La Sfinge, entrambi della stessa proprietà, ospitano in totale 120 persone. Qui è stata stabilita una data limite, rispettivamente il 14 giugno e il 7 giugno. Gli ospiti aquilani rimarranno nelle strutture fino a quella data. Anche qui, lo Stato tramite la Prefettura di Ascoli non ha ancora rimborsato un euro.
L’hotel Quadrifoglio, assieme al “gemello” hotel Valdaso di Pedaso, ospita 140 persone. Non c’è una data di check out, gli ospiti potranno rimanere anche per l’estate, le prenotazioni per i turisti sono bloccate. I rimborsi? La proprietà ci spiega che ancora non ha presentato la fatturazione delle spese sostenute.

Dicevamo all’inizio che entrando in questi alberghi che si sono messi a disposizione della solidarietà lo sguardo superficiale può avere l’impressione di un normale pomeriggio estivo di normali vacanzieri. Non è così, questa è gente che con dignità sostiene lo sforzo di aver visto travolto il proprio ritmo di vita, la propria quotidianità. E non è facile ricominciare daccapo, nel limbo spazio temporale, sospesi nel vuoto. Non è neanche facile immaginare di “essere al mare”, in villeggiatura, come nelle ore seguenti al sisma propose di fare il premier Berlusconi.
Anzi, lo stress psicologico può essere maggiore ora che l’estate sta scoppiando, ora che la primavera è finita e parte il caldo. Il cambio di stagione è un momento di transizione, c’è un cambio di abitudini, di abbigliamento, anche di ritmi di vita. Una transizione che diventa difficile da vivere in un luogo transitorio, sospeso. Negli alberghi, anch’essi per propria natura luoghi di passaggio, di soggiorno transitorio.

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