dal settimanale Riviera Oggi numero 775

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Riviera Oggi prosegue la sua serie di interviste doppie ai candidati sambenedettesi per le elezioni provinciali del prossimo 6 e 7 giugno. In questo numero ci soffermiamo sul centrosinistra e in particolare sul popoloso collegio elettorale numero 5, quello dei quartieri Porto d’Ascoli Centro, Agraria e Fosso dei Galli.
Rispondono alle nostre domande Albino Scarpantoni (architetto, 58 anni, candidato nel Partito Democratico a sostegno del candidato presidente Emidio Mandozzi) e Palmiro Merli (ex impiegato, 59 anni, candidato nella lista civica “Piceno al Massimo” a sostegno del candidato presidente Massimo Rossi).

Il vostro volto e la vostra storia a supporto di Mandozzi e di Rossi. Perché avete deciso di candidarvi?
Merli: «Credo che la riconferma del presidente Rossi sia degna di essere sostenuta. Nessuno mi ha ancora saputo spiegare perché l’alleanza fra Rossi e il Pd sia stata sfasciata dal Pd, dopo quattro anni di governo provinciale assieme. Se Rossi non andava bene, perché non lo hanno criticato prima? La gente questo non l’ha capito».
Scarpantoni: «Il Pd mi ha chiesto di mettermi a disposizione, di mettere a disposizione la mia esperienza professionale, le mie competenze, io ho accettato di buon grado».

Quanto conta realmente la Provincia come ente? C’è un pensiero corrente che la reputa un ente inutile, voi cosa rispondete?
Merli: «Oggi la Provincia ha ancora un ruolo di coordinamento dei Comuni, sono altri gli enti veramente inutili. Si potrà parlare di un suo ripensamento solo quando ci sarà il federalismo, ma un federalismo reale, non a chiacchiere».
Scarpantoni: «Dopo la scissione con Fermo, il Piceno conta poco più di 200 mila abitanti, una grande città, in pratica. Ma proprio per questo la funzione istituzionale dell’ente Provincia è irrinunciabile, perché questa popolazione vive in tanti, a volte piccoli, Comuni. Ed è necessario un ente come la Provincia che ha istituzionalmente la funzione di coordinamento, altrimenti si rischia che ogni Comune vada per conto suo».

Un tema molto sentito è quello della crisi del lavoro, della precarietà e della disoccupazione giovanile: la formazione professionale è un compito specifico della Provincia. Come giudicate il sistema delle work experience messo in atto finora per inserire i giovani nelle aziende locali?

Merli: «Sono state indubbiamente utili, però hanno anche contribuito a creare troppe aspettative nei giovani disoccupati e quindi nelle loro famiglie. Aspettative che poi la Provincia in parte non riesce a soddisfare, anche per mancanza di fondi. È un sistema che va migliorato».
Scarpantoni: «È stato un sistema interessante, da riproporre. La politica del lavoro di Mandozzi mi è piaciuta, in particolare per quelle iniziative legate alla trasmissione dei saperi dagli anziani alle nuove generazioni, per ritrovare gli antichi mestieri che oggi, con la pur lodevole informatizzazione della società, rischiano di sparire, creando spersonalizzazione».

Qual è la vostra visione sul tema delle infrastrutture nel territorio piceno?
Merli: «Mi sono candidato anche per contribuire a risolvere una volta per tutte la tematica dei ponti sul Tronto, in particolare quello ferroviario, perché su questo progetto la competenza è proprio della Provincia di Ascoli. Quello stradale è in costruzione, ormai ci siamo. E non solo, vigilerò anche sull’eliminazione del passaggio a livello di via Pasubio, un tappo che va tolto. Vedremo come, studieremo la soluzione tecnica. La Provincia poi è coinvolta anche nel sottopasso di via San Giovanni, finora bloccato per un rimpallo di competenze fra enti. Nonostante il Comune non debba cacciare un euro, perché l’investimento è della Igd Coop».
Scarpantoni: «Quello delle infrastrutture è un tema centrale, in particolare riguarda la viabilità di un territorio come quello costiero che ha urgente bisogno di una strada alternativa. Credo di poter dare il mio contributo in particolare nei rapporti fra turismo e strutture che rendano appetibile un territorio. Nel mio lavoro progetto strutture turistiche, e vi dico che le cubature non sono sufficienti ad evitare la trasformazione degli hotel in residence. La Provincia può e deve coordinare i Comuni nelì’attenzione al rispetto dei paesaggi e alla offerta di servizi per attrarre i turisti».

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