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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’ultima novità della campagna elettorale per le elezioni provinciali del 6 e 7 giugno prossimi è quella del sesto candidato. Ignazio Buonopane, libero professionista ed ex sindacalista della Cisl, alla testa del Movimento per le Autonomie ha depositato in extremis la candidatura della sua lista, che si rifà al movimento nazionale di Raffaele Lombardo.
Al pari di Stefano Cannelli (La Destra) presumiamo che inciderà molto poco nella vera sfida, quella fra il terzetto Celani, Mandozzi e Rossi. Negli ultimi giorni, con la presentazione ufficiale delle candidature nei 24 collegi di voto del Piceno, abbiamo assistito a un vernissage di programmi e persone. Da Rossi con il suo movimento civico “Piceno al Massimo” a Mandozzi con il Partito Democratico che sfodera gli artigli della dialettica. Celani sembra mantenere un profilo basso e i candidati del Pdl a San Benedetto sono tutti consiglieri comunali, detentori dei loro pacchetti di voti e di quei consensi che arridono a chi fa opposizione. Mandozzi e il Pd in Riviera invece candidano liberi professionisti e novizi (o quasi) della politica, con l’eccezione dell’assessore Loredana Emili, macchina da voti nelle elezioni comunali del 2006 e consorte dell’ex sindaco Paolo Perazzoli.
Alcuni quesiti aiutano a delineare il quadro politico attuale. Innanzitutto, Celani. Molti lo danno per favorito, sull’onda lunga del consenso nazionale del Popolo della Libertà. Ma quanto peserà la sua “ascolanità” nell’orientamento di voto del popoloso comprensorio rivierasco? Non è tanto una questione di campanilismo politico, quanto anche di una scarsa conoscenza da parte di sambenedettesi e dintorni su un politico che ha fatto il sindaco per nove anni ad Ascoli. Insomma, la gente in Riviera potrebbe chiedersi “perché devo delegare ad un ascolano il governo di tutta la Provincia e quindi anche della costa?”. La questione del campanilismo può apparire bassa, certo, però non andrebbe trascurata. Il Partito Democratico lo ha capito e già comincia a battere su questo tasto, ben sapendo di attirarsi consensi. Si può scommettere che insisterà su questo tenore di discorso, sempre più, e lo seguiranno anche i partiti alleati. Propagandistica elettorale inclusa.
Mandozzi da parte sua ha una “identità di vallata”, quindi è a metà fra il capoluogo della Provincia e il capoluogo della costa. In più è stato assessore provinciale al Lavoro ed il vice di Rossi per quasi cinque anni, con il velenoso divorzio finale di cui tutti sanno. Perciò a San Benedetto lo conoscono di più, rispetto a Celani, ex sindaco di una città meravigliosa ma per molti rivieraschi avvolta nelle “nebbie” solo parzialmente diradate dai colori del Carnevale, della Quintana e dell’Ascoli Calcio.
Nella lotta all’ultimo voto contro Celani, il Pd ha anche messo in campo la strategia dialettica del “voto utile”. Il concetto è: votate noi per non dare la Provincia in mano al centrodestra, a Celani, agli ascolani. Pagherà? Staremo a vedere.
Da parte di Massimo Rossi, la domanda di fondo per analizzare le sue potenzialità è questa. Quanto inciderà il fascino del personaggio politico forse più carismatico e dalla identità più definita nel Piceno? Che dimensioni avrà il suo elettorato non legato al (residuale?) mondo comunista? In altri termini, riuscirà Rossi ad attirare a sé il placet di persone che non si identificano nella sinistra tout court, o addirittura che si sono finora del tutto disinteressati di politica? Riuscirà sui delusi dalla politica il suo tentativo di offrire una idea nuova di governo e un modo alternativo di amministrare? Gli ambientalisti voteranno lui oppure i Verdi nel Pd? Anche qui avremo un “voto utile” legato all’ambientalismo?
Ciccanti, infine. Personaggio politico di lunga data, già sindaco di Ascoli, consigliere regionale, senatore e deputato, intelligenza politica del Piceno, rispetto a Celani ha un partito meno forte dalla sua (l’Udc) ma gode di una maggiore universalità, nel senso che in Riviera ha un suo “pubblico”, dispone di un bacino di consenso pregresso. Non punta alla vittoria ma in caso di ballottaggio potrebbe essere l’ago della bilancia decisivo, perché sposterebbe il suo bacino di voti verso quella parte politica che gli darebbe maggiori garanzie centriste. Sicuramente perciò non si alleerà con Rossi, troppo di sinistra per un partito di base cattolica. Ma difficilmente lo farebbe con Celani, con il quale è stato ai ferri corti in seno al Comune di Ascoli determinandone le dimissioni. Resta Mandozzi come alleato molto papabile.
Altro quesito in cui torna in primo piano il concetto del “voto utile”: in caso di ballottaggio Mandozzi-Celani, come si comporterà l’elettorato di Rossi? Non voterà, si “turerà il naso” votando Pd all’insegna del voto utile e contro la vittoria del centrodestra, o addirittura voterà Celani?
Insomma, le dinamiche elettorali delle provinciali sono appassionanti per chi si diletta del settore. Del resto, anche per i politici questo è un po’ una sorta di “tempo delle mele”, nel quale si può parlare al futuro, fare programmi, attaccare gli avversari e fare grandi discorsi generici e appassionati. Nessuno ha ancora la responsabilità di governo o la responsabilità di opposizione. Si può dire tutto, parlare di tutto, criticare tutto. Poi, una volta finiti i giochi, tornerà il focus sui tanti problemi reali di questo Piceno, e lì saranno necessari concretezza e meno voli di fantasia, impegno reale e non solo chiacchiere.

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